Massimo Bossetti, il legale: “Dopo sentenza è morto dentro. Ecco cosa gli hanno fatto gli altri carcerati”

Pubblicato il 17 ottobre 2018 8:00 | Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2018 1:22
Massimo Bossetti in carcere

Massimo Bossetti (foto Ansa)

ROMA – A Pomeriggio 5 di Barbara D’Urso parla Claudio Salvagni, l’avvocato di Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello condannato all’ergastolo anche in Cassazione per l’omicidio di Yara Gambirasio.

L’avvocato spiega che, dopo la condanna, il suo assistito “è un uomo morto dentro, è completamente svuotato, non mangia non per protesta, ma perché proprio non ci riesce”.

Salvagni svela un particolare che sarebbe accaduto dentro al carcere al suo assistito. Gli altri detenuti del carcere, dopo aver appreso la condanna definitiva avrebbe intonato cori del tipo “forza Massimo” e “giustizia”.  Salvagni, a questo punto sottolinea: “Sappiamo benissimo che tra i carcerati c’è un codice interno: un uomo che va in galera per un delitto così efferato non ha mai l’appoggio dei suoi compagni di cella”. Poi conclude: “Non sappiamo ancora cosa faremo adesso, siamo devastati da questa sentenza”.

Subito dopo la sentenza, Salvagni aveva affermato: “Leggeremo le motivazioni. Le decisioni si rispettano e si impugnano nelle sedi opportune. In questo momento dobbiamo solo piegarci a questa sentenza, ma continuiamo a credere che Massimo sia innocente”. Poi aveva aggiunto: “Il processo mediatico nuoce: ci voleva molto coraggio a prendere una decisione contro la sentenza d’appello”.

I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso del muratore di Mapello e lo hanno riconosciuto colpevole di aver ucciso la ragazzina di appena 13 anni scomparsa da Brembate di Sopra e il cui corpo venne trovato 3 mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola, a pochi chilometri da lì.

I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno inoltre dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, condannando l’imputato anche al pagamento delle spese legali. La Corte ha anche dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Brescia contro l’assoluzione dal reato di calunnia per Bossetti.