Massimo Bossetti, la sorella gemella Laura: “Voglio cambiare cognome e lasciarmi il passato alle spalle”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Settembre 2020 14:46 | Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2020 14:48
Massimo Bossetti, la sorella gemella Laura: "Voglio cambiare cognome e lasciarmi il passato alle spalle"

Massimo Bossetti, la sorella gemella Laura: “Voglio cambiare cognome e lasciarmi il passato alle spalle”

Massimo Bossetti, la sorella gemella Laura: “Voglio cambiare cognome e lasciarmi il passato alle spalle”.

Intervistata dal settimanale Oggi, la sorella gemella di Massimo Bossetti, Laura dice di voler cambiare cognome.

Massimo Bossetti, lo ricordiamo, è in carcere per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio.

“Gli ho chiesto scusa per aver detto in passato che papà e mamma sono morti di dispiacere per il dolore di avere un figlio in carcere – dice Laura Bossetti -. Ho sbagliato, comunque è la verità”.

“Ora Massimo ha sua moglie Marita e sta bene così. Io gli auguro tutto il bene possibile. È stata una tragedia e solo chi è dentro sa cosa si prova e cosa si passa.

Ho raggiunto la mia tranquillità ed è per questo che ho deciso di lasciarmi il passato alle spalle e cambiare cognome”.

Massimo Bossetti: “La Corte mi impedisce di provare che il Dna non è il mio”

“Voglio avere giustizia, ma la Corte d’assise mi impedisce di provare che il Dna sul corpo di Yara non è mio”.

Questo lo sfogo, raccolto da Libero, di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo, dopo tre gradi di giustizia, per l‘omicidio di Yara Gambirasio.

I legali dell’uomo contestano la decisione di negare la revisione del materiale genetico.

Dopo la decisione della Corte, “nessuno può capire davvero – scrive Bossetti – quanto sia dura sia fisicamente che psicologicamente.

Ogni ora è un giorno ed ogni giorno è una settimana e la sofferenza si abbatte giorno e notte nello status di detenuto, aggravato ancor di più da una accusa infamante quale l’omicidio di una povera bambina”.

“Resisto – scrive il muratore di Mapello a Libero – fondamentalmente per i miei cari familiari che non hanno mai smesso di credere in me, per tutte le persone che mi stanno accanto e che mi vogliono bene e soprattutto perché dimostrare la mia innocenza è diventata fonte della mia ragione di vita.

Una persona innocente deve essere disposta a tutto, anche a morire, se dovrà essere necessario farlo. La mia colpa è quella di essere innocente e il vero problema è di essere un cittadino assalito da un terribile errore giudiziario”.

“Non voglio attaccare la magistratura perché ho rispetto di questo potere dello Stato – scrive il legale – Però dico che sono rimasto basito da questo provvedimento.

Basito perché per due volte la Corte d’Assise di Bergamo ci dice di sì, che si possono fare queste attività, e poi la stessa Corte d’Assise quando gli chiediamo “come e quando fare queste attività ci risponde che è inammissibile”. (Fonte: Libero).