Massimo Bossetti, video furgone falso? Difesa: “Tarocco”

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Novembre 2015 16:27 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2015 16:28
Massimo Bossetti, video furgone falso? Difesa: "Tarocco"

Massimo Bossetti, video furgone falso? Difesa: “Tarocco”

ROMA – Quel furgone non è chiaramente riconoscibile. La difesa di Massimo Giuseppe Bossetti cerca così di smontare le immagini del furgone attribuito a Bossetti, un video che mostra il furgone Iveco bianco passare davanti alla palestra di Yara. Un “tarocco”, dicono gli avvocati di Bossetti, un filmato assemblato con vari “frame” da Ris e procura per poterlo diffondere in tv. Ma, seondo la difesa del muratore, quel filmato non va tenuto in considerazione.

Nell’aula del processo non se n’è parlato, ma l’eco della polemica, che ha trovato spazio su organi di stampa, su una presunta manipolazione di un video mostrato dalla difesa nella scorsa udienza nel processo di Massimo Bossetti, non si è sopita. Il comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, aveva spiegato nella sua deposizione che quel video che ritraeva frame di un autocarro bianco, che si aggirava nei dintorni della palestra di Brembate di Sopra da cui scomparve Yara, non faceva parte della sua relazione ma si trattava di un filmato dato alla stampa mentre per il suo elaborato aveva usato le immagini di una sola telecamera in cui il furgone “passava almeno due volte” (la convinzione che sia passato per sette volte è invece contenuta nella relazione del Ros).

La difesa aveva parlato di “video tarocco”, mentre il legale di parte civile della famiglia di Yara, Enrico Pelillo, ha detto: “Tarocco lo si usa per le arance – ha osservato Pelillo -. Qui si tratta di un insieme di frame che sono tutti contenuti agli atti dell’inchiesta nei filmati delle telecamere che coprono un orario dalle 16 alle 22”. Pelillo ha aggiunto che “tutti quei fotogrammi, nella loro completezza, sono agli atti dell’inchiesta”. Salvagni e Camporini non hanno però cambiato idea e ribadiscono: “E’ un tarocco, e di Stato”. Qualcosa in più la spiega il settimanale Giallo:

È vero che siccome è un video per la televisione allora quello che abbiamo visto sugli schermi in questi mesi non è il furgone di Bossetti? – si legge su Giallo – Un “tarocco di Stato”, come lo ha definito lui? Assolutamente no. il vero “tarocco” è stato messo in piedi dalla difesa di Bossetti, e dai giornalisti che lo appoggiano incondizionatamente. Giornalisti che, tra l’altro, come leggerete in un secondo articolo nelle prossime pagine, hanno pagato 25 mila euro per un’intervista a Marita Comi, la moglie di Bossetti. Una “coincidenza” davvero strana. Che cosa c’è dentro questo famoso video mostrato dalle tv?

Due telecamere sono quelle della ditta Polyn, una è la telecamera della ditta Mori, una è quella dell’area di servizio Shell e l’ultima è quella della Banca di credito cooperativo di Sorisole, vicino alla casa di Yara. Queste telecamere, però, non sono tutte uguali: tre hanno riprese nitide, due no. Ma sono tutte vicine. I Ris hanno preso queste immagini e le hanno confrontate con il furgone di Bossetti.

Hanno cercato sul furgone tutti quei segni distintivi che lo rendono unico rispetto a tutti gli altri Daily Iveco in circolazione. Hanno notato che il furgone di Bossetti ha un serbatoio modificato: il serbatoio del gasolio è di 90 litri e non di 70. Sostituito nel 2003 dalla ditta Locauto di Palazzago, è quindi più grande del normale. Il Daily di Bossetti ha poi altre particolarità: una grossa macchia di ruggine sul fianco, il cassone anche lui modificato da fisso a ribaltabile trilaterale e ha rinforzi sulle sponde unici. Questo significa forse che nelle immagini delle altre telecamere appare un furgone che non è di Bossetti? Assolutamente no. Significa solo che i Ris non sono in grado di stabilire scientificamente che furgone sia in quello specifico fotogramma”.

Il settimanale Oggi sostiene addirittura che quella sera ci fossero due furgoni Iveco identici. Insomma, due uomini che negli stessi minuti ronzavano intorno alla palestra di Yara. L’identità di questo secondo uomo è nota agli inquirenti, ma pare abbia un alibi inattaccabile.