Massimo Giuseppe Bossetti, 10mila pagine su 60mila di inchiesta contro di lui

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 febbraio 2015 10:48 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2015 10:48
Massimo Giuseppe Bossetti, 10mila pagine su 60mila di inchiesta contro di lui

Massimo Giuseppe Bossetti, 10mila pagine su 60mila di inchiesta contro di lui

BERGAMO – Diecimila pagine di inchiesta contro Massimo Giuseppe Bossetti. Sono questi i numeri dell’indagine sulla morte di Yara Gambirasio: 60mila pagine, in 50 faldoni, a partire dal 26 novembre 2010. Ovvero 4 anni e passa di indagine. E di queste 60mila pagine, 10mila sono dedicate all’uomo arrestato il 17 giugno scorso.

Scrive Giuliana Ubbiali sul Corriere della Sera:

C’è di tutto: relazioni scientifiche, verbali di testimonianze, intercettazioni. Che quella sull’omicidio della bambina fosse un’indagine dai grandi numeri si era capito presto. Da quando, a metà 2011 (Yara è stata trovata senza vita il 26 febbraio), era trapelato che carabinieri e polizia stavano convocando molte persone per prelevare loro campioni di saliva. In mezza Bergamasca, oltre che fuori provincia. Si sono divisi gli elenchi anche tra le stazioni. La conferma delle cifre da capogiro è arrivata alla conferenza stampa dello scorso giugno, in cui il pm Letizia Ruggeri, il procuratore e i vertici di polizia e carabinieri hanno spiegato come sono arrivati a Bossetti.

I “numeri” dell’inchiesta di Brembate sono da capogiro:

Ignoto 1 che da giugno per l’accusa si chiama Massimo Bossetti. Di questi oltre 21.000 campioni, 9.488 sono stati analizzati dai carabinieri del Ris di Parma. Altri 4.897 sono stati analizzati dalla Scientifica. Altri 7.435 sono stati raccolti dagli uni e dagli altri ma non sono stati più analizzati, perché nel frattempo è arrivata la svolta. Per altro, senza una banca dati del Dna, istituita sulla carta ma non ancora attiva, non è nemmeno ben chiaro che fine faranno tutti questi dati. Firme personalissima. E pensare che Bossetti non era ancora stato convocato. Lo avrebbero chiamato prima o poi «magari ci sarebbero voluti altri anni, ma lo avremmo trovato», aveva detto la pm. Sarebbe finito nel calderone degli intestatari dei telefonini cellulari che il 26 novembre o nei giorni immediatamente precedenti avevano agganciato le celle della zona di Brembate Sopra. Lui aveva lasciato traccia il giorno del delitto. Aveva sorpreso che non fosse stato ancora convocato. Altre persone che erano passate di lì il giorno dopo erano state chiamate. È in questo contesto che si colloca un altro numero altissimo. Il numero di comunicazioni dei telefonini rilevate nell’area di Brembate sopra in quei giorni sono state 120.000.