Massimo Giuseppe Bossetti, 4 alibi smontati: edicola, commercialista, fratello e meccanico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Marzo 2015 10:31 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2015 10:31
L'arresto di Massimo Giuseppe Bossetti

L’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti

BERGAMO – Sarebbe bastato un “non ricordo” e forse per Massimo Giuseppe Bossetti, accusato e in carcere per l’omicidio di Yara Gambirasio, sarebbe restata qualche possibilità di difesa. La teoria è riportata da Giuliana Ubbiali sul Corriere della Sera. E invece alla domanda “dov’era il 26 novembre 2010?” Bossetti ha prima risposto che era passato da Brembate Sopra al ritorno dal lavoro, da Palazzago per poi tornare a casa. E in seguito ha complicato la risposta aggiungendo alcuni particolari poi smentiti: le tappe dal meccanico, dal commercialista, dal fratello e in edicola. “Non parla più, perché tutto quello che dice viene usato contro di lui” dice ormai la difesa. Ecco punto per punto, come ricostruisce e riporta Giuliana Ubbiali del Corriere della Sera, come gli investigatori hanno smontato la difesa di Bossetti. Ecco yutte le tappe della vicenda ricostruite dalla giornalista.

Le edicole

Bossetti ne parla nell’interrogatorio del pm dell’8 luglio.
Domanda: «Lei ci ha detto che si fermava all’edicola. Non aveva un’edicola a Mapello dove comprare le cose ai suoi figli?»
Bossetti: «Fuori zona, però»
D: «Ma lei ci andava anche con i suoi figli all’edicola di Brembate».
B: «Sì, infatti mio figlio chiamava “L’edicola del nonno”».
D: «Anche dopo, se suo figlio lo chiamava “Il nonnetto” ci sarà andato».
B: «Sicuramente, andavo a trovare mio fratello per i lavori, ho il commercialista a Brembate Sopra».

Bossetti dice che potrebbe essere passato dalle edicole della zona, per comprare le figurine ai figli. Anche da quella all’angolo del centro sportivo, proprio dove Yara imboccava la strada per casa. Gli inquirenti hanno sentito tredici commercianti. Molti dicono che Bossetti non era loro cliente, altri che lo era saltuario. Il più importante è l’edicolante fuori dal centro sportivo. Quella sera ha chiuso alle 18.45 anziché alle 19, perché non c’erano clienti. Yara sparisce in quel lasso di tempo. L’edicolante conferma che Bossetti era suo cliente, anche se non abituale, ma che si fermava nelle prime ore del mattino.

La commercialista

Bossetti dice che poteva esserci andato verso le 16 e che di solito si tratteneva per un’ora.
Bossetti: «Forse sono andato giù dalla commercialista o per dare delle carte, o perché avevo in mano delle schede carburante. Può essere che sono passato a Brembate per quel motivo lì».
Domanda: «Finito il commercialista, visto che si sta ricordando che è stato dal meccanico, che è stato a Villa d’Adda, che è stato all’edicola, è stato dal commercialista, poi che ha fatto?»
Bossetti: «Mi sa che sono passato ancora all’edicola di Brembate, la cartoleria Lucia mi sa che ho fatto passare, sempre lì a Brembate, Tresolzio e dopo basta».
Domanda: «Quanto ci mette poi da lì alla cartoleria ad andare a casa?»
Bossetti: «Col camioncino una mezz’oretta, tre quarti d’ora».

Bossetti è cliente dello studio commercialista da 10 anni. Ci andava in media una volta ogni 40 giorni, sicuramente ogni trimestre. È vero, dopo il lavoro, tra le 17 e le 19. A novembre aveva due scadenze per il pagamento dei contributi: il 16 e il 30. I moduli si ritirano qualche giorno prima. Solo che la commercialista ha spiegato che quando i clienti si presentavano per firmare il primo modulo faceva firmare anche il secondo. Quindi prima del 16.

Il meccanico

Il 6 agosto, secondo interrogatorio del pm. Incalzato dalle domande, Bossetti dice che forse il 26 novembre era andato dal carrozziere di fiducia, ad Ambivere.
Bossetti: «Avevo un problema con l’autocarro. Non so se alla cinghia di trasmissione. O una perdita d’olio»
Domanda: «Ma lei se lo ricorda?»
Bossetti: «Mi ricordo che sono andato a forniture edili (alle 14,30, risulta dalla fattura ndr) e prima mi sono fermato dal meccanico».

Ma il carrozziere riferisce ai carabinieri di aver messo mano al furgone di Bossetti il 17 o il 18 ottobre 2010 e il 29 o il 30 ottobre 2010. Non a novembre.

Il fratello

Interrogatorio del 16 giugno a Fabio Bossetti.
Domanda: «Come è il rapporto con suo fratello e ricorda dove Massimo era all’epoca del fatto?»
Risposta: «Ho rapporti ancora più saltuari con lui di quelli con i mei genitori. Non saprei rispondere dove si trovasse allora e non so nemmeno dove ad esempio lavorasse ora».

Lo ribadisce a Massimo, il 27 settembre. E quando lui lo invita a ricordare che gli aveva fatto dei lavori, risponde: «Ma non mi pare nel 2010».