Massimo Giuseppe Bossetti “coinvolto in delitto Yara”. Giudici: “Dna basta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Ottobre 2014 10:10 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2014 10:11
Massimo Giuseppe Bossetti "coinvolto in delitto Yara". Giudici: "Dna basta"

Massimo Giuseppe Bossetti “coinvolto in delitto Yara”. Giudici: “Dna basta”

BERGAMO – Massimo Giuseppe Bossetti resta in carcere. I giudici hanno respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali, sostenendo che Bossetti è “coinvolto nel delitto di Yara Gambirasio” e che la prova del Dna “è sufficiente”.

Giuliana Ubbiali sul Corriere della Sera scrive:

“Invece nelle 23 pagine di motivazioni il Tribunale della libertà lo rafforza. Il carpentiere di Mapello accusato di aver ucciso Yara deve rimanere in carcere, hanno deciso i giudici di Brescia. Di più: «Il collegamento diretto tra il prevenuto e la vittima istituito dai ritrovamenti di cospicuo materiale biologico dell’uomo sul cadavere della ragazzina è sufficiente a profilare un coinvolgimento di Bossetti nell’omicidio, a prescindere dalla dinamica delle vicende che conducevano al decesso e al movente».

Non regge, invece, che «a sua discolpa profilava una simulazione della presenza in loco con il deposito sul cadavere, a bella posta, del suo sangue». Come dire che ce l’avrebbe messo qualcun altro. La tesi è «assai inverosimile, sia per la difficile praticabilità sul piano oggettivo di una condotta calunniatoria di tal fatta, sia per l’inconsistenza delle ragioni che avrebbero dovuto sospingere un terzo a un simile gravissimo contegno accusatorio»”.

Se gli altri indizi sono stati demoliti, il Dna resta secondo i giudici:

“«Gli altri indizi sono già stati demoliti, resta solo il Dna che però è discutibile», è la tesi degli avvocati Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti. «Gli altri elementi poco contano, resta il Dna, che però vale molto», è la sostanza della sentenza dei giudici. Non a caso definiscono «dato essenziale» nel confronti dell’indagato «il rintraccio sul cadavere di materiale biologico, diffuso sugli slip e sui leggings, a lui riconducibile».

Per la difesa non è affatto un elemento granitico per via della natura incerta della traccia ( si presume sangue, misto a quello di Yara), come indica lo stesso Ris, che però assicura la validità del Dna. I giudici danno atto degli «esami meticolosi»: 52 prelievi sugli slip, 12 sui leggings e «plurimi test diagnostici» sul profilo genetico estrapolato dagli indumenti che corrisponde al Dna di Bossetti. «I militari non sottacevano gli ostacoli incontrati, per la prolungata esposizione del corpo di Yara» ma «a questa generale premessa non conseguiva l’affermazione di impossibilità di tracciare il profilo maschile rinvenuto, in quanto rimaneva perfettamente intelleggibile»”.

E aggiungono:

“Da qui gli «approdi limpidi e inconfutabili: per un verso nemmeno la difesa ha messo in discussione la serietà e la validità scientifica delle metodologie adottate dai consulenti; per altro verso, le perplessità enunciate adombrano il rischio di errori per deterioramento delle tracce organiche, ma non riescono a scalfire la solidità delle conclusioni poiché non delineano manifeste incongruenze dei test rivelatori del Dna»”.

Il fatto che Bossetti dica di non aver mai visto Yara, secondo i giudici, depone a suo sfavore:

“«Si impone la deduzione che il contatto tra i due – comprovato dalle citate tracce biologiche – si sia verificato dopo la scomparsa dell’offesa». Lo stesso perché «non ha mai asserito di essersi recato al campo di Chignolo nei giorni successivi, fino al ritrovamento del cadavere», quindi «è giocoforza necessario che l’incontro tra Bossetti e l’offesa sia occorso prima della sua morte»”.

E concludono:

“«il suo buon inserimento nel contesto di appartenenza svela ancor più la sua mancanza di freni inibitori, in quanto pur delle migliori condizioni per condurre un’esistenza nel rispetto della legge, non aveva remore nell’infierire su una minorenne indifesa. Si staglia quindi evidentissima una carenza di capacità di autocontrollo»”.

(Foto Ansa)