Massimo Giuseppe Bossetti, lettera anonima di minacce: “La pagherai cara”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2014 10:46 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2014 10:46
Massimo Giuseppe Bossetti, lettera anonima di minacce: "La pagherai cara"

Massimo Giuseppe Bossetti, lettera anonima di minacce: “La pagherai cara”

MILANO – “Ti impicco”, “la pagherai cara”: sono frasi di una lettera anonima composta con ritagli di giornale trovata in casa di Massimo Bossetti dagli investigatori che stanno indagando sull’omicidio di Yara Gambirasio. La lettera, che è antecedente all’omicidio di Yara e quindi non avrebbe nessun collegamento con l’evento, è parte dell’ informativa di Sco e Ros, reparti investigativi di polizia e carabinieri, di cui scrive il quotidiano “la Repubblica”.

Nell’informativa si elenca una serie di indizi a carico di Bossetti raccolti nei tre anni e mezzo di indagini dalla scomparsa della ragazzina (26 novembre 2010) e nei quattro mesi successivi all’arresto del carpentiere, il 16 giugno scorso, che andrebbero a supportare l’accusa fondata al momento sul ritrovamento del suo dna sul corpo della vittima. Bossetti, all’epoca, sporse denuncia per le minacce contenute nella lettera raccontando di ‘discussioni accese’ “con la persona che gli aveva venduto”, nel 1999, il furgone ‘Iveco Daily’, quello con il quale, secondo l’accusa, Bossetti avrebbe rapito Yara a Brembate e che sarebbe stato inquadrato da più telecamere della zona la sera del rapimento.

Nell’informativa si sottolinea il comportamento “anomalo” di Bossetti nei giorni susseguenti alla scomparsa di Yara, quando l’uomo si estrania “dall’episodio omicidiario”, chiudendosi in silenzio e non facendo menzione con nessuno, neanche in famiglia, di quanto avvenuto a Yara. Non ne parla in casa, non ne parla con estranei, non riferisce a nessuno dell’incontro in cantiere con il padre di Yara, episodio poi riferito ai magistrati. Anche sulla scoperta sul pc di casa di tracce di ricerca con parole chiave ‘sesso’ e ‘tredicenni’, la sua giustificazione agli investigatori non sembra plausibile: “Ho un figlio di tredici anni, volevo informarmi, capirà”.