Massimo Giuseppe Bossetti nel campo di Yara 15 giorni dopo il delitto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2014 9:00 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2014 9:01
Massimo Giuseppe Bossetti nel campo di Yara 15 giorni dopo il delitto

Massimo Giuseppe Bossetti nel campo di Yara 15 giorni dopo il delitto

BERGAMO – Massimo Giuseppe Bossetti andò nel campo in cui il corpo di Yara Gambirasio è stato ritrovato ben 15 giorni dopo l’omicidio. Questa sarebbe, spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, una probabile ricostruzione dettata da una fattura a carico di Bossetti, che mostra appunto data e luogo vicini al campo di Chignolo d’Isola.

Bossetti mentì su dove si trovava il 9 dicembre 2010, spiega la Sarzanini, e a smentirlo sono le fatture trovate dai carabinieri del Ros. Anche la lettura della perizia del Ris smentisce i legali di Bossetti, che sostenevano come la prova del Dna fosse inattendibile:

“Dopo aver evidenziato come «le tracce lasciate da Ignoto 1 sono inequivocabilmente caratterizzate sotto l’aspetto prettamente genotipico», gli analisti dei carabinieri chiariscono che «la logica prettamente scientifica non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da Ignoto 1 sui vestiti da Yara».

Il ragionamento è semplice: poiché si tratta di traccia mista con il sangue della vittima, il Dna è certamente identificato mentre non è possibile stabilire se l’assassino abbia lasciato saliva, liquido seminale o sangue, anche se l’ipotesi più probabile è che si tratti proprio di sostanza ematica. Conclusioni ritenute fondate dal giudice Ezia Maccora che infatti ha respinto la richiesta della difesa ritenendo che «grave il quadro indiziario e attuale il pericolo di reiterazione del reato»”.

E nonostante Bossetti si dica innocente,le incongruenze con le sue testimonianze rimangono:

“La più evidente appare quella relativa agli spostamenti effettuati il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa della ragazzina: Bossetti ha dichiarato di essere stato al lavoro, e di essere passato davanti alla palestra per tornare a casa, ma le verifiche investigative lo hanno smentito dimostrando che quel pomeriggio non era andato in cantiere.

Ora si aggiunge un altro tassello relativo a quanto accaduto quindici giorni dopo, quando le ricerche di Yara erano ancora in corso e nessuno immaginava che la ragazzina fosse stata abbandonata al gelo in un prato a pochi chilometri da casa. Nella «bolla» allegata alla fattura è indicato un quantitativo di un metro cubo di sabbia: a che cosa serviva? E perché Bossetti doveva portarla a Chignolo? Interrogativi che il muratore non sembra essere riuscito a chiarire”.