Massimo Giuseppe Bossetti, su pc cercava cronaca…ma a partire dal 2011

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Luglio 2014 10:06 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2014 10:06
Massimo Giuseppe Bossetti, su pc cercava cronaca...ma a partire dal 2011

Massimo Giuseppe Bossetti, su pc cercava cronaca…ma a partire dal 2011

BERGAMO – Massimo Giuseppe Bossetti è un appassionato di cronaca nera, ma solo a partire dal 2011. Analizzando il computer del presunto assassino di Yara Gambirasio gli inquirenti hanno scoperto che Bossetti segue molti la cronaca nera: sia il caso delle ragazzina uccisa a Brembate di Sopra, sia altri fatti di cronaca. Ma a insospettire gli inquirenti è il periodo in cui la passione di Bossetti per la cronaca sembra essere iniziata: cioè nei primi mesi del 2011, proprio dopo la morte di Yara.

Il Corriere della Sera scrive:

“la passione per la cronaca nera sembrerebbe iniziata solo nei primi mesi del 2011, quando le ricerche di Yara erano ancora in corso in tutta la provincia di Bergamo, quindi poco tempo dopo il rapimento e l’omicidio della ragazzina di Brembate Sopra. Può apparire un ulteriore elemento a favore di chi indaga, ma anche in questo caso la lettura può essere speculare: l’accusa potrebbe sostenere che la coincidenza è significativa, quasi un indizio; la difesa potrebbe invece obiettare che non c’è nulla di strano, perché la scomparsa di Yara aveva sollevato un’onda emotiva enorme, in Italia e in particolare nella Bergamasca: quella vicenda poteva anche avvicinare più pubblico anche ad altri casi di cronaca”.

Intanto Bossetti resta in cella d’isolamento e i suoi legali, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, hanno scelto di non ricorrere al tribunale del Riesame:

“«Sveleremmo la nostra strategia difensiva», hanno spiegato. Una strategia che punterebbe a smontare la prova madre dell’accusa: le tracce biologiche di Bossetti trovate sui leggings e sugli slip di Yara Gambirasio. L’indagato avrebbe fornito una possibile spiegazione — secondo i due avvocati —. Ma è un’ipotesi che va suffragata con la scienza, per capire se è sostenibile». Sembra che Bossetti, nei suoi colloqui in carcere, abbia fatto un chiaro riferimento al cantiere di Palazzago, dove lavorava proprio durante il periodo dell’omicidio di Yara. Lì, stando alle indiscrezioni, ci sarebbe stata secondo lui una sorta di «contaminazione»: il suo sangue, forse per una ferita, potrebbe essere finito su una cassetta degli attrezzi o su un furgone di un collega”.

Per rispondere alle domande sul sangue sono state nominate due esperte dalla difesa:

“sono Sarah Gino, e Monica Omedei, dell’Università di Torino. Proprio loro, oggi (1° luglio, ndr), assumeranno le parti della difesa durante le analisi della Volvo station wagon e del furgone Iveco del carpentiere: l’esame si terrà a Parma, gestito dal Ris per la procura di Bergamo, anche in presenza del genetista Giorgio Portera per la famiglia Gambirasio. L’obiettivo, per gli esperti dei carabinieri è duplice: un’analisi preliminare, di tipo merceologico, punterà a capire se negli ultimi tre anni Bossetti possa aver cambiato la tappezzeria della vettura o del suo mezzo di trasporto dedicato al lavoro. In seconda battuta, ogni macchia potrebbe essere utile: ogni traccia organica sarà repertata e poi analizzata. Lo scopo di chi indaga è sempre quello: provare l’esistenza di ulteriori contatti tra il carpentiere di Mapello e la giovane vittima”.