Massimo Rendina, l’ultimo partigiano muore a 95 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Febbraio 2015 19:37 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2015 19:37
Massimo Rendina, l'ultimo partigiano muore a 95 anni

Massimo Rendina, l’ultimo partigiano muore a 95 anni

ROMA – Se ne è andato a 95 anni il ‘comandante Max”, Massimo Rendina, l’ultimo partigiano, protagonista della Resistenza ma anche storico e giornalista, direttore del primo telegiornale Rai e vice-presidente dell’Anpi Nazionale, oltre che presidente onorario dell’Anpi di Roma. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, si è detto “profondamente commosso” per la sua scomparsa, definendolo “straordinario custode della memoria” ed ha ricordato che “per decenni ha portato avanti in maniera instancabile la testimonianza e il ricordo della resistenza partigiana con la sua attività all’interno dell’Anpi, con l’impegno professionale e con le lezioni nelle scuole”.

Roma, medaglia d’oro per la resistenza, ha ricordato Marino, “non dimenticherà la sua lezione di vita”. Domani in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, dalle 12 alle 19 sarà allestita la Camera ardente, mentre alle 13 ci sarà una breve commemorazione funebre. L’Anpi (Associazione nazionale partigiani) di Roma, è “addolorata” per la scomparsa di Rendina perchè “viene a mancare non solo un protagonista e testimone della Resistenza italiana, ma un lucido intellettuale, una guida sempre attenta ai cambiamenti della società, un esempio per le nuove generazioni a lui molto care”. Rendina è stato presidente per oltre 12 anni del Comitato Provinciale di Roma e del Lazio. N

ato a Venezia il 4 gennaio 1920, Rendina militò prima nella 19esima brigata Giambone Garibaldi, come capo di Stato Maggiore, e poi nella 103esima brigata Nannetti della prima divisione Garibaldi, della quale fu prima comandante e poi capo di Stato Maggiore. Riconosciuto Partigiano combattente dal 1 novembre del ’43 alla fine della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Rendina è stato docente di storia della comunicazione e membro del Comitato scientifico dell’Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza. E’ stato, inoltre, l’ideatore della Casa della Memoria e nella Storia inaugurata dalla giunta Veltroni nel 2006 e fondatore dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart. Per il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, “ci lascia un uomo straordinario, simbolo della lotta per la libertà contro il nazifascismo e per la difesa dei valori di democrazia e di amore per la patria”. Tristezza per la sua morte è stata espressa anche dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, per il quale “ha incarnato i più alti valori della democrazia italiana”.

Tanti gli attestati di stima e cordoglio dal mondo politico, soprattutto nel Pd, come quello di Walter Veltroni che lo ha ricordato in un tweet – “capo partigiano, grande giornalista e uomo Rai, amico di famiglia” – o come Stefano Pedica che ha proposto di ricordarlo in Parlamento o come Enrico Gasbarra che si è augurato che i suoi libri vengano adottati in tutte le scuole o Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21, che sperano che la Rai voglia onorarlo trasmettendo il docufilm a lui dedicato ‘Il comandante Max’ diretto da Claudio Costa. Perché del resto, come scrive su Facebook il deputato Marco Miccoli, “Un partigiano non muore mai”.