Turni pesanti e pochi controlli: le morti per preparare i concerti

Pubblicato il 6 Marzo 2012 9:50 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2012 10:16

ROMA – Tempi stretti, turni pesanti, pochi controlli: sarebbero le possibili cause o concause, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, delle morti sul lavoro di chi allestisce i concerti. Già due morti nel giro di pochi mesi: a dicembre Francesco Pinna, operaio per il palco di Jovanotti, il 5 marzo Matteo Armellini, tecnico per Laura Pausini, Entrambi morti schiacciati dal crollo del palco.

“Lavoriamo più rapidamente di chi monta un ponteggio, ma seguiamo calcoli ingegneristici precisi e nelle situazioni di non stop working, quando un palco deve essere pronto in 20-30 ore, abbiamo turni da 8 ore con squadre a rotazione”, spiega al Corriere della Sera Danilo Zuffi, direttore di produzione di Live Nation, con alle spalle oltre cinquemila concerti. “Una volta i palchi erano più bassi, siamo passati da 10 metri a oltre 30 di altezza, ma allo stesso tempo sono stati fatti passi avanti sulla sicurezza sia delle strutture che delle persone”.

A vigilare ci dovrebbero essere Vigili del fuoco, tecnici comunali e altri periti. Ma i Vigili del Fuoco di Milano spiegano al Corriere: “Viviamo nell’era dell’autocertificazione e quando l’organizzatore fornisce perizie firmate da un ingegnere bisogna prenderle per buone. Anche perché non c’è tempo e modo per verificarle”.

Dice Maurizio Salvadori, presidente di Trident (Eros Ramazzotti, Jovanotti e altri): “Chi lavora in altezza è un professionista qualificato che guadagna anche 400-500 euro lordi al giorno. Diverso è il discorso della manodopera non qualificata che si limita a scaricare e caricare le casse e che viene pagata 15 euro lordi l’ora”.

Spiega Gianpaolo Rosati, docente di tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano: “I palchi sono strutture provvisorie ma con le tipicità di quelle permanenti. Andrebbero applicate meglio le normative già esistenti perché in questi casi basta un piccolo errore nella sequenza di montaggio perché, come nel meccano, tutto crolli”.

Aggiunge Icaro Daniele, strutturista dei concerti di Jovanotti: “C’è una lacuna normativa che lascia ai soggetti pubblici il compito di valutare se per un palco si possano seguire delle procedure semplificate, o se si debbano applicare le regole di un cantiere normale con direzione lavori e collaudo affidate a un professionista che interviene sul campo e non uno che viene chiamato a valutare solo dei calcoli fatti su carta o col computer”.