Matteo Messina Denaro, colpo alla sua rete: 21 fermi, ci sono anche due cognati

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 aprile 2018 8:01 | Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2018 8:01
Colpo alla rete di Matteo Messina Denaro a Trapani

Matteo Messina Denaro, colpo alla sua rete: 21 fermi, ci sono anche due cognati (Foto Ansa)

PALERMO – Colpo alla rete del capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro: all’alba 21 presunti affiliati alle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna (Trapani) sono stati fermati. Tra loro, anche due cognati del boss.

Il blitz scattato in provincia di Trapani è l’ennesimo colpo inferto dagli investigatori alla rete relazionale, criminale ed economica di Messina Denaro. Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni. Tutti reati aggravati dalle modalità mafiose.

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L’indagine che ha portato al blitz ha consentito di individuare la rete utilizzata dal capo di Cosa nostra per lo smistamento dei ‘pizzini’ con i quali dava le disposizioni agli affiliati.

Le indagini, condotto da polizia, carabinieri e Direzione investigativa antimafia, hanno confermato sia il ruolo di vertice di Messina Denaro sulla provincia di Trapani sia quello del cognato, reggente del mandamento di Castelvetrano in seguito all’arresto di altri familiari. Pedinamenti, appostamenti e intercettazioni hanno ribadito come Cosa nostra eserciti un controllo capillare del territorio e ricorra sistematicamente alle intimidazioni per infiltrare il tessuto economico e sociale.

Come ricorda Salvo Palazzolo su Repubblica, però, Messina Denaro resta ancora latitante e non si sa dove sia.

Forse, è ormai lontano dalla Sicilia, potrebbe anche essere in Nord Africa o in Sud America, dove ha sempre avuto grandi appoggi. Chissà. Di certo, comunica ancora attraverso i pizzini, veicolati dalla sua rete. Ed è venerato dai suoi: “E’ come Padre Pio”, dicono nelle intercettazioni. Chi indaga su di lui, ritiene che il padrino di Castelvetrano viaggi molto. Forse, nel 2015, era in provincia di Trapani. Un’intercettazione ha sorpreso un autorevole esponente della famiglia di Marsala, Nicolò Sfraga, mentre sussurrava: “Iddu u dissi”. Lui l’ha detto. “Lui” voleva mettere fine a un contrasto che attraversava la cosca di Petrosino. “Iddu u dissi” da che parte stava il torto, e da che parte la ragione. E tutti obbedirono. “Il latitante ha i c… vunciati (è arrabbiato – ndr) – diceva ancora Sfraga – che sarebbe Messina Denaro, si trova nelle zone nostre...”.  Tutti i contrasti dovevano essere sospesi durante la permanenza del latitante in Sicilia. Poi, dopo quel dialogo, di nuovo il silenzio.

 

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