Matteo Sereni prosciolto: l’ex calciatore Matteo Sereni prosciolto anche a Cagliari (come nel 2019), non ha mai abusato dei figli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Marzo 2021 14:37 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2021 14:37
Matteo Sereni, ex calciatore prosciolto anche a Cagliari (come nel 2019): non ha mai abusato dei figli

Matteo Sereni, ex calciatore prosciolto anche a Cagliari (come nel 2019): non ha mai abusato dei figli (Foto Ansa)

Matteo Sereni è stato prosciolto anche a Cagliari. Non ha mai commesso abusi sui figli. L’ex calciatore era uscito pulito già da un’altra inchiesta analoga, questa volta a Torino. Anche in quell’occasione (era il 2019) la vicenda si era poi rivelata infondata.

La vita privata di Sereni, ex portiere (tra gli altri) proprio di Torino e Cagliari, era finita sui giornali una decina di anni fa. All’epoca Sereni denunciava il fatto di essere separato e di vedere troppo poco i suoi figli. Poi arrivò l’accusa che ha trascinato in tribunale il calciatore (all’epoca ancora in attività).

Matteo Sereni, ex calciatore prosciolto da accusa di abusi sui figli

Il gip Michele Contini del tribunale di Cagliari ha archiviato l’inchiesta a carico di Matteo Sereni. L’ex portiere del Torino era stato denunciato per una vicenda di abusi sui figli poi rivelatasi infondata.

Il provvedimento ne affianca un altro, anche questo di archiviazione, emesso nel dicembre del 2019 da un giudice del tribunale di Torino. Gli avvocati dell’ex calciatore, Michele Galasso e Giacomo Francini, sottolineano che “la vicenda è così definitivamente chiusa”.

La vicenda di Matteo Sereni e dei figli

Il fascicolo processuale riguarda una vicenda cominciata tra il 2009 e il 2010 nel solco di un rapporto di coppia terminato in modo burrascoso. Ed era approdato a Torino dopo un pellegrinaggio in varie località italiane. Nel 2015 il tribunale di Tempio Pausania condannò Sereni con una sentenza che fu annullata due anni dopo dalla Corte d’appello di Sassari. I cui giudici disposero il trasferimento della causa nel capoluogo piemontese.

“Nel caso in esame – scrisse nel 2019 il gip Firrao nelle motivazioni per il proscioglimento – quasi tutti i magistrati che se ne sono occupati hanno evidenziato che i minori sono stati in più occasioni sentiti con modalità inappropriate (domande incalzanti e suggestive”. Cioè si sarebbero cimentati negli ‘interrogatori’ una serie di consulenti tecnici in ambito sia penale che civile, come pure gli “adulti di riferimento” sia dentro che fuori le aule di giustizia.