Mattia Maestri, il paziente 1 di Codogno: “Ho saputo del coronavirus solo quando ho riavuto il cellulare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Giugno 2020 13:44 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2020 13:44
Mattia Maestri, il paziente 1 di Codogno: "Ho saputo del coronavirus solo quando ho riavuto il cellulare"

Mattia Maestri, il paziente 1 di Codogno: “Ho saputo del coronavirus solo quando ho riavuto il cellulare”

ROMA – “Ho scoperto di essere il paziente 1 solo una volta che ho preso in mano il mio smartphone. È lì che ho capito cosa fosse successo e cosa stesse ancora accadendo. Fino ad allora sapevo solo che ero stato ricoverato per una polmonite. Era ciò che mi avevano detto. Ma confesso che non mi pesa essere chiamato paziente 1. Sono il paziente che è stato certificato per primo. Non penso proprio di essere il paziente numero 1”. Lo ha detto a Sky TG24 Mattia Maestri, il ‘paziente 1‘ di Codogno, in un’intervista integrale che andrà in onda sabato 6 giugno, alle 14.30 su Sky TG24.

Sono stato ricoverato per polmonite. Solo quando mi sono svegliato mi hanno raccontato cosa c’era in giro, cosa stava succedendo e neppure nel dettaglio. Solo dopo ho capito la gravità di quello che stava succedendo intorno a me”.

“Mi sento fortunato. Ho pensato molto dove possa aver preso il virus ma non ho la benché minima idea di questo dove possa essere accaduto. Sia io che mia moglie nelle nostre ricostruzioni non siamo venuti a capo di un possibile punto di inizio. E non c’entra nulla neppure il mio amico tornato dalla Cina”.

“Penso che sia stato più di un film quello che è successo. La mia malattia, la mia guarigione, il fatto che sia mia madre che mio padre che Valentina si siano ammalati, mia madre e Valentina sono guarite, mio papà non ce l’ha fatta. E poi la nascita di Giulia, tutto concentrato in un mese e mezzo scarso, è una cosa da film, forse anche di più di un film”, dice Mattia.

“Però il lieto fine con la nascita di Giulia c’è. E tutto il resto l’ho voluto mettere in secondo piano. Di mio padre non mi hanno detto nulla subito. L’ho saputo mezza giornata prima che se ne andasse. Mio padre è stato ricoverato anche lui in terapia intensiva a Varese e, solo dopo aver avuto il telefono, parlando con mia madre, ho saputo che era grave. Dopo mezza giornata, il 19 marzo, nel giorno della festa del papà, lui se n’è andato”.

“Giulia è arrivata con anticipo, ma anche se non ero nel pieno delle mie forze sono riuscito ad assistere al parto. Ancora oggi, che sono ancora a riposo, me la godo tutto il giorno. Mi sono addormentato con questo pensiero, di mia figlia che stava per nascere – ha proseguito -. Appena prima che mi addormentassero, proprio perché ancora non si sapeva che era Covid, ho avuto la possibilità di incontrare Valentina. Mi ricordo di aver accarezzato il suo pancione e di averle detto che avrei fatto di tutto per tornare. E ce l’ho fatta”.

“Quando racconterò questa storia a mia figlia Giulia ricorderò innanzitutto il dottor Bruno, il mio nuovo papà. Io ho perso il mio per questa malattia ma Bruno che mi ha salvato lo considero così. E poi la dottoressa Malara. È stato grazie al suo intuito e al suo coraggio che è stato scoperto il coronavirus”. (fonte ANSA)