Mafia, De Mauro ucciso per uno scoop su Mattei?

Pubblicato il 7 agosto 2012 21:18 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2012 22:04
Mauro De Mauro

Mauro De Mauro

PALERMO – Mauro De Mauro, il giornalista dell’Ora di Palermo scomparso il 16 settembre del 1970, potrebbe essere stato ucciso per uno scoop su Enrico Mattei. Sarebbe la tesi, riportata dall’agenzia Ansa, dei giudici della corte d’assise di Palermo.

Secondo i giudici, che hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso giugno, hanno assolto dal delitto il boss Totò Riina, ci sarebbe stata “una convergenza di interessi della mafia e dell’ex dirigente dell’Eni Graziano Verzotto alla base dell’omicidio del giornalista de L’Ora Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre del 1970 a Palermo”.

Secondo la corte, Graziano Verzotto, coinvolto nell’assassinio del presidente dell’Eni Enrico Mattei e preoccupato che De Mauro, che sul caso Mattei stava facendo delle indagini per conto del regista Francesco Rosi, si fosse avvicinato troppo alla verità, avrebbe allertato i suoi referenti mafiosi come Stefano Bontade.

Scrivono i giudici: ”E si attiva, ma all’insegna della massima urgenza, il circuito delle deliberazioni che competono ai vertici dell’organizzazione mafiosa. E sono diversi i capi di Cosa Nostra interessati a impedire che si faccia luce sul mistero che avvolge la morte di Mattei (il primo delitto di Commissione, secondo il verbo di Buscetta), a cominciare proprio da Giuseppe Di Cristina e Stefano Bontate, gia’ per loro conto allarmati dalle notizie circa contatti fra De Mauro e il deputato del Msi Angelo Nicosia che fanno temere che quel giornalista voglia tornare a ficcare il naso sul business dell’edilizia”.

Ma a volere morto De Mauro sarebbe stato anche un altro capomafia: Tano Badalamenti che, ”a prescindere dal suo coinvolgimento o meno nel complotto ai danni di Mattei, ha comunque un conto quasi personale in sospeso con De Mauro per via dell’impegno non solo giornalistico da lui profuso nella vicenda giudiziaria sfociata nella condanna all’ergastolo dei suoi parenti alcamensi, i Rimi”.

E don Tano è a Palermo proprio in quei gironi cruciali della prima metà di settembre, dal 4 al 12. In questo precipitare di eventi forse furono avvertiti anche i boss corleonesi Luciano Leggio e Totò Riina ”ma certo – scrive la corte – non ve ne era alcun bisogno: con Badalamenti personalmente presente a Palermo e la cosca di Bontade che aveva il pieno controllo del territorio in cui agire. E Leggio, o Riina, potrebbero anche essere stati informati, magari con il pretesto della necessita’ di agire con la massima urgenza, solo a fatto compiuto”.

Insomma la mafia non aveva interesse a coinvolgere i corleonesi sia perche’ per uccidere De Mauro non ne aveva bisogno, sia perché non avevano avuto alcun ruolo nell’altro delitto eccellente strettamente connesso al caso de Mauro, l’omicidio Mattei.

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