Mediaset, le truccatrici in sciopero scrivono a Berlusconi: “Non vendeteci”

Pubblicato il 8 Gennaio 2010 9:46 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2010 16:47

I lavoratori del gruppo Mediaset si preparano al loro primo sciopero nazionale. Tra domenica 10 gennaio e lunedì 11 infatti saranno a rischio diverse trasmissioni di punta, tra cui il Tg5.

Ad aver indetto lo sciopero sono i sindacati in solidarietà alle 56 persone del trucco, reparto che verrà smantellato e ceduto ad una società esterna.

Questi lavoratori, attualmente dipendenti Mediaset, hanno  scritto due lettere come riporta “Il Manifesto” nell’edizione di oggi 8 gennaio: una indirizzata al presidente del Consiglio Berlusconi, ossia a colui che «ci ha insegnato che l’immagine è tutto» come scritto nella lettera, ed un’altra al presidente del gruppo Fedele Confalonieri ed al vice presidente Piersilvio Berlusconi.

I truccatori al Cavaliere ricordano nella lettera che «molti di noi hanno condiviso con lei gli anni della fondazione del gruppo, delle sue reti e dei suoi programmi». Questi momenti, scrivono,  «li ricordiamo con emozione e orgoglio… Cedere il ramo d’azienda per cui lavoriamo è una decisione che ci mortifica e che ci preoccupa profondamente».

I sindacati del Biscione vedono con questa esternalizzazione l’inizio dello smantellamento di vari comparti; per questa ragione, oltre alle 56 persone del trucco, sono tutte le 3600 persone che apppartengono alle varie società del gruppo come Videotime, alla Rti e alla Elettronica Industriale a temere una serie di uscite dalla “casa madre” che portano alla perdita della sicurezza, dei diritti e dei benefit che il gruppo al momento gli garantisce.

Così a rischio sono varie trasmissioni di punta e le edizioni del Tg5, anche se per quanto riguarda il telegiornale verranno probabilmente garantite delle finestre informative come previsto per legge.

Sempre “Il Manifesto” racconta di uno sciopero che avvenne qualche mese fa da parte della sola Videotime. In quell’occasione  a lavorare alla messa in onda, Mediaset mandò i quadri a sostituire i lavoratori. Queta mossa aziendale venne aspramente contesata perché vista come comportamento antisindacale. Questa volta però non sarà la stessa cosa: tutti i dipendenti  sono pronti a bloccare più trasmissioni possibili.

A protestare infine all’interno del gruppo fondato da Silvio Berlusconi sono anche i giornalisti, che però non partecipano  a questo sciopero in quanto il loro sindacato è diverso. il Coordinamento dei consigli di redazione ha comunque diffuso una nota di solidarietà alle lavoratrici (la maggioranza sono donne) che rischiano di ritrovarsi a lavorare per una ditta esterna.