Medici no vax senza scuse: il Consiglio di Stato respinge il ricorso, o si vaccinano o non lavorano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2021 12:09 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2021 18:14
medici no vax

Medici no vax, il Consiglio di Stato respinge ricorso (Ansa)

I medici, gli infermieri – tutto il personale sanitario –  devono obbligatoriamente sottoporsi al vaccino anti-Covid per continuare a esercitare la professione. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso di un medico.

Medico che si sentiva defraudato dei suoi diritti – non vuole vaccinarsi e per questo è stato sospeso – considerando il vaccino un prodotto sperimentale la cui sicurezza non sarebbe suffragata da prove certe.

Tutte scuse, per i giudici amministrativi: milioni di vaccinazioni dicono il contrario, il vaccino è sicuro e il medico non può astenersi mettendo a rischio la salute dei cittadini. Lo dice la legge, lo conferma la scienza, lo esige il vincolo etico di chi ha sottoscritto il giuramento di Ippocrate.

Medici no vax senza scuse: Consiglio di Stato respinge ricorso

Il personale sanitario “per legge e ancor prima per il cosiddetto ‘giuramento di Ippocrate‘” è “tenuto in ogni modo ad adoperarsi per curare i malati, e giammai per creare o aggravare il pericolo di contagio del paziente con cui nell’esercizio della attività professionale entri in diretto contatto”.

E’ uno dei passaggi del decreto con il quale il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di un medico abruzzese contro la sospensione per il suo rifiuto di vaccinarsi, rifiuto motivato “sulla base di dubbi scientifici certo non dimostrati”.

La sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato riafferma “la prevalenza del diritto fondamentale alla salute della collettività rispetto a dubbi individuali o di gruppi di cittadini sulla base di ragioni mai scientificamente provate”.

Dubbi che riguardano anche i medici “malgrado l’imponente quantità di studi scientifici che indicano la netta prevalenza del beneficio vaccinale anti Covid 19 per il singolo e per la riduzione progressiva della pandemia ancora gravemente in atto”.

Non c’è argomento di discussione neanche sotto il profilo della lesione dei diritti lamentata dal medico. “Sarebbe incomparabilmente più grave” il danno per “la collettività dei pazienti e per la salute generale, rispetto a quello lamentato dall’operatore sanitario sulla base di dubbi scientifici certo non dimostrati a fronte delle amplissimamente superiori prove, con l’erogazione di decine di milioni di vaccini solo nel nostro Paese, degli effetti positivi delle vaccinazioni sul contrasto alla pandemia e alla sue devastanti conseguenze umane, sociali e di deprivazione della solidarietà quale principio cardine della nostra Costituzione”.