Medicina, resta il numero chiuso. Test d’ingresso a settembre

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 13:29 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 13:29
Medicina, resta il numero chiuso. Test d'ingresso a settembre

Medicina, resta il numero chiuso. Test d’ingresso a settembre

ROMA – Il numero chiuso a Medicina resta, il test d’ingresso, rivisto, si farà nei primi 10 giorni di settembre ma resta per il momento nel cassetto il cosiddetto “modello francese”, quello che prevedeva un concorso al primo anno di studi. Si lavorerà piuttosto per aumentare le “borse” per le Scuole di specializzazione con l’obiettivo di arrivare a una corrispondenza tra laureati in medicina e specializzandi. Alla fine il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, si è arresa all’evidenza e alla volontà del Pd, nonché della sua omologa alla Salute Beatrice Lorenzin e di tutti i rettori delle università più influenti.

“Manterremo il numero programmato”, ha detto Giannini davanti alle Commissioni riunite Cultura e Affari Sociali. “Tornando indietro non garantiremmo più quella qualità formativa che ci invidiano nel mondo”. Mentre Giannini parlava però le Regioni annunciavano una rivoluzione: vogliono rendere le specializzazioni in medicina più semplici e pagare loro stesse gli specializzandi, prevedendo più ore in reparto e meno di didattica. A lanciare l’idea è stato il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto. “Proponiamo che il medico laureato e abilitato possa accedere alla specializzazione nel reparto, seguito dal primario e prosegua la didattica presso l’università”. L’assessore ha quindi spiegato che le Regioni sarebbero pronte ad assumere questi specializzandi, sgravando di costi lo Stato.

“In Italia da una parte c’è una carenza di medici che importiamo – ha osservato – dall’altra si laureano ogni anno 10 mila giovani ma solo 5 mila accedono alle borse di studio specialistiche. Vogliamo una sorta di ritorno al passato, non ha senso far arrivare e pagare medici dall’estero e non specializzare i nostri giovani, che finiscono per completare gli studi intorno ai 30 anni, contro i 27 degli altri Paesi”.

I numeri forniti dal ministro Giannini fotografano l’attuale situazione: nel 2014-15 si sono presentati in 63 mila per svolgere il test d’ingresso e contendersi 10.500 posti; nello stesso anno hanno partecipato alle prove d’accesso per le Scuole di specializzazione oltre 12.000 laureati a fronte di un fabbisogno di 8.200 posti e 5.500 borse faticosamente messe a disposizione. “Pur con uno sforzo straordinario e comunque non consolidato emerge – ha spiegato il ministro – un quadro di imbuto decrescente. Serve dunque uno strumento per aumentare le borse di studio in base al fabbisogno degli specializzandi, che verrà stabilito da ministero della Salute e Regioni, e garantire che questa piramide cominci a prendere la forma di un cilindro”.

I punti critici riguardano l’accesso sia alle scuole di specializzazione sia ai corsi di laurea, ha ammesso il ministro ricordando i problemi sorti nell’anno passato, la valanga di ricorsi e le conseguenti pronunce dei Tar sulle immatricolazioni degli studenti. Che fare allora? Qualcosa, secondo il ministro, si può fare da subito, fermo restando che di spazzare via il numero chiuso non se ne parla neppure: “Toglierlo significherebbe tornare indietro di decenni nel nostro Paese e non assicurare la formazione di qualità di cui l’Italia si può far vanto”.

In primo luogo va ricondotta a una “dimensione ragionevole” l’enorme richiesta di immatricolazioni a Medicina. “Un primo provvedimento – ha spiegato il ministro – è l’attivazione da quest’anno delle prime forme di orientamento per gli studenti delle Superiori anche attraverso test autovalutativi che misurino inclinazioni e attitudini. Da ciò mi aspetto un risultato già visibile da questo primo anno”.

Il secondo elemento su cui intervenire è il test d’ingresso: “E’ necessario mantenere una prova più qualificata, senza scivolare su domande che hanno costituito motivo di aspra polemica. Tutto ciò auspicabilmente anticipato – ha aggiunto il ministro – da una preparazione più mirata alle prove che gli atenei si sono detti informalmente disponibili a organizzare”. In prospettiva, comunque, il ministro Giannini non rinuncia però all’idea di importare il “modello francese“, “eticamente più accettabile”, per l’accesso alle facoltà mediche. “Potrà essere adattato e declinato in vari modi, consentendo alle università di fare una riflessione e rivisitare le materie del primo anno”, ha assicurato il ministro.