Melania Rea: l’assassino voleva ‘scannarla’, l’ha colpita anche da morta. La Procura: “Arrestate Parolisi”

Pubblicato il 15 Luglio 2011 19:28 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2011 20:02

ASCOLI PICENO – Melania Rea è stata uccisa con un coltello, a Ripe di Civitella, poco dopo le 14 di quel maledetto 18 aprile e l’assassino ha tentato di “scannarla”. L’omicida l’avrebbe aggredita da dietro cercando con un coltello di colpirla alla gola, ma il tentativo di fuga della donna l’ha costretto ad accanirsi su di lei quando Melania, caduta durante la fuga, era a terra, supina. Le coltellate l’hanno raggiunta al capo, al collo e al tronco. Diverso tempo dopo qualcuno, forse lo stesso assassino, è tornato sul luogo del delitto e si è accanito sul corpo ormai senza vita di Melania colpendola con un oggetto contundente, forse un punteruolo. E’ quanto emerge dall’autopsia.

I colpi con cui è stata uccisa Melania Rea sono stati inferti con armi diverse: un coltello e un oggetto contundente. I colpi post mortem, quelli inflitti con un oggetto contundente, forse un punteruolo, sono stati inferti diverso tempo dopo quelli che hanno provocato il decesso della donna, addirittura piu’ a ridosso del giorno – il 20 aprile – in cui il cadavere e’ stato ritrovato.

Secondo l’autopsia, inoltre, il brutale omicidio di Melania Rea e’ avvenuto in un arco di tempo ristretto, compreso fra poco dopo le 14 e le 15:30, a Ripe di Civitella (Teramo). Melania Rea e’ morta per anemia emorragica acuta due ore dopo l’ultimo pasto, un tempo che si puo’ restringere a un’ora considerati gli effetti della caffeina (la donna aveva quindi bevuto un caffe’). Il decesso potrebbe pertanto collocarsi intorno alle 14:15-14:20. Melania non aveva bevuto alcol e non aveva avuto rapporti sessuali. Eventuali rapporti di questa natura sarebbero stati, sempre secondo quanto emerge dall’autopsia, consenzienti.

“Parolisi potrebbe avere comportamenti non logici”.  Salvatore Parolisi potrebbe assumere ”atteggiamenti non logici”, ad esempio ”comportamenti autolesionistici”. Oppure potrebbe essere oggetto di ”un’azione violenta da parte di qualcuno”. Anche per questo si investigatori di Ascoli stigmatizzano la fuga di notizie circa la richiesta d’arresto dell’unico indagato per l’omicidio della moglie Melania Rea. Ma sul punto, il comandante provinciale dei carabinieri, il col. Alessandro Patrizio, e’ categorico: ”Io non ho nessun provvedimento in mano, emesso dalla Procura o dal gip, ne’ dobbiamo dare esecuzione ad alcun provvedimento”. Provvedimento di cui, peraltro, non si conosce ancora la natura, e che potrebbe essere tanto una richiesta di misura cautelare in carcere quanto di arresti domiciliari.

La Procura: arrestate Parolisi. Intanto il quotidiano Il Centro riferisce che la procura di Ascoli Piceno avrebbe chiesto l’arresto di Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea. La richiesta di misura cautelare è stata inoltrata al gip Carlo Calvaresi che, adesso, non ha limiti di tempo per far eseguire l’arresto.

La notizia di una richiesta d’arresto per Salvatore Parolisi, che sarebbe stata depositata solo questa mattina, era nell’aria da giorni. A far decidere il pool della Procura che coordina le indagini dei carabinieri sarebbero state le risultanze degli accertamenti via via arrivati sul tavolo dei magistrati. ”Siamo sicuri del nostro lavoro – ha dichiarato fino a ieri il comandante provinciale dei carabinieri col. Alessandro Patrizio – e abbiamo fotografato la situazione a Colle San Marco”. Il riferimento e’ alla presenza di Melania Rea sul pianoro ascolano, testimoniata dal solo Salvatore. Questo significa che la donna e’ stata portata direttamente, o si e’ recata di sua volonta’, nella pineta del Teramano in cui e’ stata trovata morta accoltellata.

Sulla richiesta dovrebbe aver pesato inoltre il pericolo di inquinamento delle prove, se non di fuga. Parolisi, infatti, avrebbe tenuto per gli inquirenti un comportamento ben strano. Il 19 aprile, il giorno dopo la scomparsa di Melania (che sarebbe stata ritrovata cadavere il 20), Salvatore avrebbe cancellato il suo profilo Facebook, dove interagiva con l’avatar ‘Vecio alpino’. Successivamente si e’ sbarazzato del cellulare ‘dedicato’ con cui comunicava con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale.