Meredith, giudice parla alla stampa: “Ma non volevo anticipare le motivazioni”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 febbraio 2014 14:55 | Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2014 14:56

meredithFIRENZE – Erano passati pochi minuti dalla lettura della sentenza sul processo Meredith. Il giudice Alessandro Nencini ha un breve colloquio con alcuni giornalisti. Qualche commento, per qualcuno però di troppo: è inusuale che un magistrato dia anche solo qualche motivazione di una sentenza appena emessa prima che vengano rese pubbliche le motivazioni ufficiali. Per questo motivo ora il Csm dovrà esaminare la faccenda. I membri laici del Csm hanno infatti chiesto l’apertura di una pratica. Lui si difende: “Non ho inteso anticipare in alcun modo le motivazioni della sentenza”.

“Non ho espresso alcun giudizio sulla strategia processuale delle difese degli imputati”, ha detto Nencini riferendosi alle sue interviste. “Se le mie parole hanno generato fraintendimenti” sulla “assoluta legittimità della scelta di un imputato di rendere spontanee dichiarazioni, me ne rammarico”.

Cosa aveva detto Nencini nei corridoi della Corte d’assise d’appello di Firenze?

“È stata una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze e su questo abbiamo sviluppato un ragionamento. Sono consapevole che sarà la parte più discutibile, gli atti di questo processo occupano mezza stanza, ci sono 30 perizie. I giudici popolari, che non sono addetti ai lavori, dovevano prendere cognizione del fascicolo per arrivare a una decisione condivisa, come deve essere quella di una Corte d’Assise. Bisogna esaminare i documenti, ragionarci sopra. Lo abbiamo fatto prendendoci tutto il tempo necessario tenendo conto che anche la vittima era una ragazza”. E sulla decisione: “Ho parlato di decisione condivisa. Posso dire che in tutti questi mesi e in particolare al momento dell’ultima riunione abbiamo avvertito la gravità di una sentenza che coinvolge ragazzi persone giovani e intere famiglie. Questa è una vicenda che ha stravolto molte vite”.

Questo il testo integrale della dichiarazione all’Ansa da parte di Nencini:

“In relazione agli articoli di stampa che hanno riportato mie affermazioni sul processo per la morte di Meredith Kercher intendo precisare che non vi è stata alcuna intervista organizzata o preordinata. Ho incontrato casualmente alcuni giornalisti nei corridoi del palazzo di giustizia che mi hanno riferito di voci ed illazioni che circolavano sulla durata della camera di consiglio. Ho quindi avuto con loro un breve colloquio destinato, nelle mie intenzioni, a chiarire possibili equivoci. Di questo mi assumo la responsabilità, riaffermando che non ho inteso anticipare in alcun modo le motivazioni della sentenza. In particolare non ho espresso alcun giudizio sulla strategia processuale delle difese degli imputati. Anzi l’unico riferimento, peraltro riportato nell’articolo apparso sul Messaggero, è quello in cui ho affermato che gli imputati sono stati difesi nel processo ‘ad altissimo livello’. Se le mie parole hanno generato fraintendimenti su questo punto e sulla assoluta legittimità della scelta di un imputato di rendere spontanee dichiarazioni me ne rammarico. Queste precisazioni erano doverose per il rispetto che devo alle persone che con me hanno partecipato al processo e all’Ordine cui mi onoro di appartenere; oltre che per coerenza con la mia storia professionale, fatta di oltre trenta anni di lavoro svolto senza riflettori e senza interviste”.