Meredith Kercher, chi l’ha uccisa? Patrick Lumumba: “Amanda sa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 12:00 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 12:07
Patrick Lumumba

Patrick Lumumba

PERUGIA – Amanda Knox assolta “perché ricca e americana”, ma lei sa la verità: Patrick Lumumba torna sui giornali dopo un lungo silenzio. Si è fatto 16 giorni di carcere nel 2007 perché venne accusato proprio da Amanda, la dipendente del suo pub che, per levarsi di dosso qualche sospetto di troppo, all’inizio fece il nome del congolese come assassino della coinquilina Meredith Kercher. Oggi che Amanda e Raffaele Sollecito sono stati assolti definitivamente, è Lumumba a riproporre gli interrogativi insoluti che la vicenda lascia.

Chi ha ucciso Meredith? Il paradosso è che ora ci troviamo con una sola persona condannata, Rudy Guede, per concorso in omicidio. Ma concorso con chi? Chi c’era in quella stanza l’1 novembre del 2007? Il Dna di Amanda e Raffaele è stato trovato: perché erano lì, quella sera, o semplicemente perché frequentavano quella casa? Le indagini scientifiche, pasticciate, non hanno dato risposte certe e i vari giudici hanno firmato sentenze opposte: Amanda e Raffaele sono stati condannati, poi assolti, poi c’è stata la richiesta della Cassazione di un nuovo processo, un appello bis li ha condannati e ora la Cassazione li ha assolti. Da mal di testa.

Lumumba dice all’Observer: “Questo non fa bene alla giustizia, dimostra il potere di cui dispongono le persone ricche, e lei è americana e ricca”. E aggiunge:

“Per l’Italia non è un bene, penso che dietro ci siano questioni diplomatiche e politiche con gli Stati Uniti e questo ha reso le cose più difficili”, tanto che i giudici “hanno lasciato libera” Amanda. Lei, ha ribadito, “è libera perché è americana, ma gli americani sono essere umani come chiunque. Amanda ha mentito e (la sua assoluzione, ndr) fa molto male”.

Infine la frase sibillina: “Quello che ha fatto Amanda non lo so, ma penso che lei sappia perché Meredith è morta”.

Amanda sa, dice Lumumba. E qui ci viene in soccorso Marco Travaglio, che sul Fatto Quotidiano di domenica 29 marzo scrive a proposito della sentenza Kercher:

Chi poi sostiene che Amanda Knox e Raffaele Sollecito non andavano neppure processati non sa quel che dice. Le indagini della Scientifica e le ultime perizie sul coltello e sul gancetto del reggiseno della vittima, il memoriale scritto da Amanda e poi rimangiato, le mezze parole di Guede “chiamavano” la Knox e Sollecito sulla scena del delitto. Altrimenti perché Amanda, nel primo interrogatorio senza difensore, quando nessuno ancora sapeva nulla dell’esistenza di Rudy, descrisse l’omicidio attribuendolo a Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”), e fu perciò condannata definitivamente a 3 anni per calunnia? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente?