Meredith Kercher, l’esperto di genetica: “Dna su coltello non dimostra omicidio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Marzo 2015 14:06 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2015 14:06
Raffaele Sollecito in Cassazione (foto Ansa)

Raffaele Sollecito in Cassazione (foto Ansa)

ROMA – Il Dna sul coltello da cucina, prova regina dell’accusa nel processo Meredith Kercher, non dimostra un omicidio. Perché Amanda Knox e Raffaele Sollecito frequentavano quella casa (Amanda ci viveva, Raffaele ci era andato spesso a trovare l’allora fidanzata) e il loro Dna potrebbero averlo lasciato su quel coltello per tagliare un pomodoro o affettare del pane.

Insomma, non necessariamente per accoltellare Meredith. A dirlo è un grande esperto di genetica, Peter Gill, professore di genetica forense all’università di Oslo. Al Daily Mail dice:

“Per quanto riguarda il coltello: il DNA non può dimostrare che una persona lo abbia usato per uccidere invece che per tagliare cibo in cucina. Se fosse stato usato per uccidere, ci sarebbero state tracce di sangue. Non sono state trovate, e l’accusa deduce che siano state lavate con la candeggina. Ma se fosse stato fatto, la candeggina avrebbe pulito anche il DNA, non solo il sangue. Succede che ogni volta che sopraggiunge un inconveniente, l’accusa ci costruisce su una storia”.

E ancora:

“E’ inconsistente usare il DNA come prova di un’attività tipo accoltellamento di una vittima. Bisogna stare molto attenti, la gente ha un’idea della scienza forense che deriva da programmi come “CSI”, che non hanno connessioni con la realtà. E’ condizionata a credere che se esiste un profilo DNA, allora lui o lei devono aver commesso il delitto. Niente di più lontano dalla verità. Il pericolo è che si decida che qualcuno è colpevole e si lavori a ritroso, per far corrispondere la prova col crimine. In questo caso, gli individui vivevano nell’appartamento e il loro DNA era dappertutto. Va anche ricordato che il DNA può essere trasportato da una superficie all’altra: se tocco un tavolo, e qualcuno tocca il mio DNA, può trasferirlo altrove. I guanti di plastica degli investigatori potrebbero aver fatto proprio questo, passando il DNA sul reggiseno, che è stato raccolto 46 giorni dopo l’omicidio ed è stato ritrovato in una posizione diversa. Nel maneggiare gli oggetti, gli investigatori non hanno cambiato i guanti”.