Omicidio Meredith, Raffaele e Amanda vogliono l’assoluzione: “Noi non c’entriamo”

Pubblicato il 22 Novembre 2010 13:13 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2010 13:42

Amanda Knox

Raffaele Sollecito e Amanda Knox chiederanno di essere assolti dall’accusa di avere ucciso Meredith Kercher per la quale sono stati condannati a 25 e 26 anni di reclusione. Frutto di un ”doloroso errore giudiziario” per la difesa dell’americana, di un ”quadro sconcertante che li vuole a tutti i costi colpevoli dell’orrendo delitto contro una realtà attestante la loro assoluta estraneità” secondo i legali del giovane pugliese.

Ma per l’accusa i responsabili del delitto sono loro, insieme a Rudy Guede, e per questo i pm punteranno all’esclusione delle attenuanti e al riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi. Con la condanna ”alla pena di giustizia”, che potrebbe essere anche l’ergastolo.

A poco meno di un anno dalla sentenza di primo grado, i due ex fidanzati torneranno in aula il 24 novembre per il processo d’appello. A giudicarli sarà una giuria popolare con cinque donne e un uomo che affiancheranno i due giudici.

Il processo d’appello sarà basato sugli atti di quello di primo grado concluso il 5 dicembre del 2009. Non è prevista a priori una nuova sfilata in aula di consulenti e testimoni ma questa ci sarà solo se la Corte, dopo la relazione introduttiva (attesa per l’11 dicembre), accetterà la richiesta delle difese di riaprire il dibattimento.

I legali degli imputati puntano in particolare su una perizia che esamini il lavoro svolto sulle tracce di Dna, uno dei cardini dell’impianto accusatorio. Il codice genetico di Sollecito è stato infatti isolato sul gancetto del reggiseno indossato dalla Kercher quando venne uccisa, mentre quello della Knox è sul coltello considerato l’arma del delitto.

Per la difesa Knox, la valutazione della prova scientifica è però viziata da ”numerose lacune e contraddizioni”, mentre le valutazioni della Corte di primo grado sono delineate da ”un susseguirsi di elementi incerti, contraddittori e soprattutto mancanti”.

Per gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova l’aggressore ”è uno solo”. Di ”moltissimi errori” nelle indagini hanno parlato anche gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, difensori di Sollecito. I legali puntano anche su una perizia che esamini il pc al quale il giovane pugliese ha sostenuto di essersi trovato mentre Mez veniva uccisa, nonché sull’esame di nuovi testimoni come Mario Alessi.

Queste tesi però si scontrano con il quadro ”senza vuoti e incongruenze” delineato dai giudici di primo grado che in 427 pagine di motivazioni hanno definito ”affidabile” l’esito delle indagini genetiche.

La Corte ha descritto un omicidio con movente ”erotico, sessuale, violento”, maturato in un ”crescendo” cominciato con un approccio di Guede alla Kercher e poi con l’intervento di Sollecito e della Knox. Le difese dovranno però fronteggiare anche l’appello dei pm che hanno parlato di ricostruzione ”ineccepibile” operata in primo grado con una ”approfondita e rigorosa motivazione”.

I magistrati hanno tuttavia ritenuto ”non convincenti” gli argomenti utilizzati per concedere le attenuanti generiche e per escludere l’aggravante dei futili motivi. Negli ultimi giorni la Knox – a maggio sarà processata anche per calunnia nei confronti di alcuni agenti che svolsero le indagini – è apparsa tesa, preoccupata per l’imminente processo. Provato dal carcere anche Sollecito. Da mercoledì entrambi saranno di nuovo in aula per dimostrare che loro con l’omicidio di Meredith Kercher non c’entrano.

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