Ponte sullo Stretto di Messina: un’infinita storia di soldi e promesse

Pubblicato il 8 Gennaio 2011 14:07 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2011 15:45

Otto miliardi di euro: solo la cifra del preventivo dei costi per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non è da poco. E siamo ancora prima dell’inizio.

Sulla storia del Ponte più chiacchierato d’Italia un lungo articolo di Sandra Amurri pubblicato l’8 gennaio sul Fatto Quotidiano analizza dettagliatamente costi, tempi, e vicissitudini.

La storia del Ponte in teoria destinato a diventare il più lungo del mondo, con i suoi 3300 metri, inizia nel 1971, quando  una legge definì il ponte “di interesse nazionale” e venne istituito un concorso internazionale di idee.

Dieci anni dopo viene fondata la società Stretto di Messina Spa (Sdm). Dal 1981 al 31 dicembre 2009 la Società Stretto di Messina è costata 173 milioni di euro in investimenti per la ricerca, studi di fattibilità, progettazione di massima e preliminare, nonché avvio e conclusione di quattro gare internazionali. Sono previsti ulteriori investimenti per circa 110 milioni per il progetto definitivo – da non confondere con quello esecutivo – più volte annunciato ma che nessuno ha ancora visto.

Secondo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’opera verrà inaugurata nel 2016. Finora l’unica opera collaterale realizzata è lo spostamento della ferrovia a Cannitello (non ancora terminato), progetto che nasce indipendentemente dalla realizzazione del Ponte anche se viene spacciato come collegato. Fiumi di denaro mentre mancano le risorse per affrontare le penose condizioni in cui versano strade e autostrade calabresi e siciliane, tanto da indurre i sindaci dell’area ionica a minacciare le dimissioni in massa per lo stato di abbandono della SS106.

Inoltre, sottolinea ancora Amurri, nel 2001 una ricerca commissionata dal governo di centrosinistra ha stabilito che la metà delle persone che attraversano lo Stretto sono pendolari. E l’80% dichiara che non usufruirà del ponte. I camion usano sempre più le navi e la tendenza del traffico automobilistico (dati forniti dall’Autorità portuale) è in diminuzione.

Alcuni dei contrari si sono riuniti nel movimento No Ponte. Definiscono l’operazione Stretto di Messina “un progettificio”, composto da “nomi altisonanti e da cui sono stati allontanati consulenti e tecnici che realmente conoscono il territorio e i problemi che esso può comportare.

Tra le questioni addotte dai No Ponte i problemi legati alla sismicità del territorio, all’impatto ambientale e territoriale, alla funzionalità realizzativa. Ma è quella sismicità a preoccupare di più anche i profani della questione: il ponte, scrive Amurri, è progettato per resistere a un terremoto di 7.2 della scala Richter (il terribile terremoto di Messina del 1908 fu del 7.1). Come dire, se abbiamo capito bene, che a 7.3 il ponte crollerebbe.

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