Mestre, Gemma e Luciana scippate sotto casa: ora vivono barricate per la paura

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2015 12:58 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2015 12:58
Mestre, Gemma e Luciana scippate sotto casa: ora vivono barricate per la paura

Mestre, Gemma e Luciana scippate sotto casa: ora vivono barricate per la paura

VENEZIA – Gemma Mezzalira ha 90 anni: la scorsa settimana è stata aggredita alle spalle sotto casa e derubata dei pochi spiccioli che portava nella borsetta. Luciana, di anni ne ha qualcuno in meno, ma ha vissuto la stessa traumatica esperienza a pochi km di distanza da Gemma. Entrambe sono finite all’ospedale e da allora vivono blindate in casa per la paura.

Una nel quartiere Gazzera a Mestre, l’altra al Piave. Monica Andolfatto sul Gazzettino riporta il racconto delle due pensionate, rimaste traumatizzate: nel caso di Gemma il ladro è stato acciuffato, ma non è bastato a placare le paure dell’anziana. Si tratta di Matteo Andriolo, ventenne di Spinea, fino ad allora incensurato

“Stavo tornando con un’amica dalla madonna Candelora – racconta nonna Gemma – quando mi sono sentita strappare la borsa. Un attimo. Ho perso l’equilibrio e sono cascata giù, attutendo la botta in testa con la mano. Sono arrivata in ospedale che tremavo tutta e che avevo delle specie di convulsioni per lo choc, poteva andarmi peggio”.

La prognosi è di 30 giorni: trauma cranico non commotivo e microfrattura del bacino.

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“Devo stare immobile per un mese, tra poltrona e letto –  racconta ancora l’anziana – So che hanno preso il ragazzo, che è uno di Spinea. No, non porto odio ma vorrei che venisse qui e mi chiedesse scusa, insieme ai suoi genitori. Di soldi non ne voglio. Sosterrò io tutte le spese anche per la badante. Ma le scuse sì, le pretendo”.

Questo invece il racconto della signora Luciana, di 18 anni più giovane di Gemma:

ex insegnante in pensione: ha visitato mezzo mondo, ricorda i suoi viaggi nel deserto, in Oriente. “Non avevo alcun timore. Ora non mi sento al sicuro nemmeno nella casa in cui abito da mezzo secolo: vado da una stanza all’altra guardandomi le spalle, pensando che da un momento all’altro qualcuno mi possa aggredire. Vivo in un attico al terzo piano che ho acquistato quando via Piave era la zona in della città e che ora si è trasformato nella mia prigione. Da quel sabato maledetto non sono più uscita. L’idea di scendere mi fa star male”.

Era il 24 gennaio quando Luciana stava rientrando a piedi con la sorella. L’imboscata in via Montegrappa da un ventenne in bici: ben vestito, cappotto grigio, berretto dello stesso colore. Trasportata all’Angelo e trattenuta in osservazione ha dormito per 15 ore consecutive.