Metro C Roma: 25 a rischio processo, c’è anche Alemanno. L’accusa: “230 milioni non dovuti”

Pubblicato il 19 luglio 2018 13:35 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2018 13:35
Metro C Roma: 25 a rischio processo, c'è anche Alemanno. L'accusa: "230 milioni non dovuti"

Metro C Roma: 25 a rischio processo, c’è anche Alemanno. L’accusa: “230 milioni non dovuti”

ROMA – In 25 rischiano di finire a processo per i lavori alla Metro C di Roma. La Procura di Roma ha chiuso le indagini e ipotizza reati che vanno dalla presunta truffa (per 320 milioni) alla corruzione e al falso. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Tra gli indagati compaiono anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’ex assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma (giunta Alemanno), l’ex assessore alla Mobilità Guido Improta (giunta Marino), l’ex dirigente del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza e  altri dirigenti di Roma Metropolitane e Metro C all’epoca dei fatti.

A far scattare le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Erminio Amelio, sono stati una nota del collegio sindacale e l’esposto di una associazione che risale al 2013. Agli indagati viene contestata, a seconda delle posizioni, l’ipotesi di reato in concorso per truffa aggravata ai danni di enti pubblici. Due in particolare sarebbero gli episodi ritenuti illeciti: il primo, del 6 settembre del 2011, che ha indotto in errore il Cipe (che autorizzò la delibera del pagamento), oltre allo Stato, alla Regione Lazio e al Comune e fa riferimento al pagamento di 230 milioni di euro, somma che per gli investigatori rappresentava un ingiusto profitto a Metro C, quale Generale Contractor, in quanto “non dovuta”.

Il secondo episodio risale al novembre 2013 e riguarda l’erogazione di ulteriori 90 milioni di euro (mai avvenuta), sempre a beneficio di Metro C, quale tranche per la prima fase funzionale dei lavori, anche in questo caso secondo gli investigatori si tratterebbe di finanziamenti non dovuti perché frutto di un precedente accordo considerato illecito (accordo transattivo). I pm inoltre contestano anche alcuni episodi di corruzione legati ad assunzioni di figli e parenti di funzionari pubblici.