Marescialli condannati: rivendevano buoni benzina dell’Aeronautica militare

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 dicembre 2016 20:23 | Ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2016 20:23
Castellani-Di Giovanni, marescialli condannati: rivendevano buoni benzina dell'Aeronautica militare

Castellani-Di Giovanni, marescialli condannati: rivendevano buoni benzina dell’Aeronautica militare

ROMA – Condannati per concorso in peculato due sottufficiali dell‘Aeronautica militare: sono accusati di essersi appropriati di oltre 54 mila buoni carburante, per un valore complessivo di 540 mila euro, per poi smerciarli fuori dal reparto.

Il tribunale militare di Roma ha così condannato a tre anni di reclusione il maresciallo Alessandro Castellani e a due anni il maresciallo Peppino Di Giovanni, all’epoca entrambi in servizio al Centro tecnico rifornimenti dell’Aeronautica di Fiumicino, mentre un terzo militare è stato assolto. Per Di Giovanni la pena è stata sospesa. I fatti risalgono a fine 2011 inizio 2012 e sono stati accertati in seguito a complesse indagini dei carabinieri coordinate dal procuratore militare di Roma Marco De Paolis e dal sostituto Antonella Masala.

L’attività investigativa è stata caratterizzata, oltre che dall’ascolto di molti testimoni, da intercettazioni telefoniche, perquisizioni, sequestri, e dall’esame delle registrazioni degli impianti di videosorveglianza. Secondo l’accusa il maresciallo Castellani, addetto al Nucleo ricezioni e spedizioni, grazie alla “compiacente assenza di controlli” da parte del maresciallo Di Giovanni, capo Nucleo conservazione materiali del Centro rifornimenti Aeronautica di Fiumicino, si sarebbe appropriato a più riprese di 54.500 buoni gasolio emessi dalla Erg del controvalore di dieci euro ciascuno, rivendendoli poi a prezzo scontato ai frequentatori di una sala scommesse di Roma, in zona Axa, tra cui anche alcuni pregiudicati.

Le indagini sulle ripetute e sospette interruzioni di energia elettrica nel padiglione dove si trova la cassaforte contenente i buoni, insieme ad una serie di altri indizi e alle ammissioni di alcune delle persone coinvolte, hanno consentito di ricostruire il meccanismo del raggiro. Secondo la procura militare tutto è stato possibile grazie anche alla scarsa protezione assicurata all’ingente mole di cedole, nonostante siano spendibili come denaro contante.

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