Il sottosegretario Cecchi nei guai per il Michelangelo falso

Pubblicato il 18 Febbraio 2012 9:57 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2012 15:50

ROMA – Tre milioni e 250mila euro. Tanto ha pagato lo Stato italiano un Cristo di Michelangelo. O presunto tale perché a quanto pare l’opera lignea è un abbaglio: non sarebbe del grande maestro ma di un artista sconosciuto. Cosa che ridimensiona, e di molto, il suo valore a poche migliaia di euro. Sull’acquisto fatto dal ministero per i Beni Culturali nel 2008 ora la Corte dei Conti vuole vederci chiaro, tanto da rinviare a giudizio Roberto Cecchi, attuale sottosegretario al MiBac, per danno erariale. Cecchi all’epoca era direttore generale del ministero. L’indagine è stata avviata dall’allora procuratore Salvatore Sfrecola, attualmente presidente di sezione della Corte.

Tre anni fa fu proprio Cecchi a insistere per farlo comprare al ministero, tanto che la proposta venne accettata a sole 24 ore dall’offerta. Pare che il ministro Ornaghi sia furioso con il suo vice, e l’affaire Michelangelo rischia di imbarazzare l’intero esecutivo tecnico. Secondo il Fatto Quotidiano, Cecchi non avrebbe alcuna intenzione di fare un passo indietro:  “Dopo l’apertura di un fascicolo in Procura a Roma sulle curiose modalità di cessione del restauro del Colosseo a Diego Della Valle, la scoperta di una serie di lettere firmate nel 2006 (quando era direttore generale dei beni architettonici e paesaggistici) volte a far ottenere al suo editore Armando Verdiglione denaro dal Mibac per il restauro di Villa San Carlo Borromeo e una sofferta archiviazione con proscioglimento per abuso d’ufficio su un vincolo fatto togliere a un mobile settecentesco, Cecchi è ancora in piedi”.

Continua il Fatto: La Corte dei Conti si è concentrata sulla valutazione che Cecchi dette alla perizia del venditore (la definì oggettiva) e sul catalogo di vendita del Cristo (incomprensibilmente sdoganato come attendibile e autorevole da un passivo Comitato tecnico scientifico). Senza che l’attuale sottosegretario pensasse a coprirsi le spalle con lo straccio di uno studio indipendente.