“Fave in carcere, niente menu per lui”. Aiello scarcerato, le motivazioni

Pubblicato il 5 settembre 2012 11:43 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2012 11:53

Michele Aiello

L’AQUILA – Scarcerato perchè affetto da favismo e quindi intollerante al menu del carcere, fatto perlopiù da fave e piselli. È stata archiviata l’indagine ministeriale sulla concessione della detenzione domiciliare al manager della sanità siciliana Michele Aiello, condannato a 15 anni e 6 mesi per associazione mafiosa e corruzione.

Uscito dal carcere, alla fine del febbraio scorso, perché affetto da favismo, i giudici avevano motivato il loro provvedimento sulla base del fatto che il vitto carcerario prevede solo fave e piselli e gli ispettori del ministero della Giustizia non hanno ravvisato alcuna irregolarità nel fatto che il tribunale di sorveglianza dell’Aquila non abbiano imposto alla direzione del carcere di Sulmona, in cui Aiello era detenuto, di consentire al condannato di avere un menu particolare.

Non vi sono irregolarità anche nel fatto che, a fronte del fatto che il carcere non cambiava registro, non era stato proposto il trasferimento di Aiello. L’indagine così è chiusa e a pagare è stato solo il direttore del carcere, Sergio Romice, che in maggio era stato trasferito a Pescara.

Aiello era stato condannato nell’ambito dell’inchiesta sulle Talpe in procura, assieme all’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, che ha avuto sette anni e che sta scontando la pena nel carcere romano di Rebibbia dal gennaio dell’anno scorso.

La concessione dei domiciliari ad Aiello aveva fatto discutere. Secondo molti osservatori sarebbe bastato che il tribunale ordinasse alla direzione del carcere di cambiare la dieta di Aiello, cosa che normalmente avviene per i detenuti islamici, diabetici, ipertesi, di religione ebraica. Ma secondo gli ispettori dare queste disposizioni non spettano ai magistrati. E così, dopo che per più volte non si era riusciti a privare Aiello di fave e piselli, sempre presenti nel menu carcerario e pericolosissimi per lui, i giudici lo avevano messo fuori.