Michele Gesualdi, morto l’uomo simbolo della battaglia per il biotestamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 gennaio 2018 19:47 | Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2018 19:47
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Michele Gesualdi, morto l’uomo simbolo della battaglia per il biotestamento

FIRENZE – E’ morto il 18 gennaio Michele Gesualdi, 75 anni, l’ex presidente della Provincia di Firenze che fu anche uno degli allievi di don Milani, da tempo malato di Sla. Nei mesi scorsi si era impegnato nella campagna a favore del testamento biologico.

Dario Nardella, il sindaco di Firenze, lo ha ricordato su Twitter per il suo impegno a supporto del biotestamento:

“Era uno dei ragazzi di Don Milani. Come ultimo gesto ha lasciato al Paese un grande contributo di civiltà sul fine vita con la sua testimonianza personale. A lui va la gratitudine mia e della comunità per ciò che ha fatto per #Firenze e per le istituzioni. Addio #MicheleGedualdi”.

Allievo di Don Milani ed ex presidente della provincia di Firenze, Gesualdi era affetto da Sla da tre anni e aveva lanciato un appello proprio ai presidenti di Camera e Senato per la legge sul biotestamento. “Fate presto”, ripeteva Gesualdi che ha potuto vedere la legge approvata, scrive Repubblica:

“Nello scorso marzo aveva scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato per chiedere un’accelerazione nell’iter per la legge sul testamento biologico poi approvato lo scorso dicembre. La lettera è stata resa nota a novembre. Gesualdi è morto nel pomeriggio nella sua casa a Calenzano, negli ultimi tempi aveva la mascherina di ossigeno ma non la respirazione artificale. Sarà sepolto a Barbiana.

Cattolicissimo, era a favore della legge sul testamento biologico e, nella lettera inviata anche ai Capi gruppi parlamentari aveva  raccontato la sua malattia lanciando un appello: “Fate presto, non voglio essere torturato”, aveva scritto. Parole che hanno fatto nascere un comitato e un hashtag che in pochi giorni trovò sostenitori da ogni parte d’Italia “La Sla è una malattia spaventosa, al momento irreversibile e incurabile – si legge nella lettera – avanza, togliendoti giorno dopo giorno un pezzo di te stesso: i movimenti dei muscoli della lingua e della gola, che tolgono completamente la parola e la deglutizione, i muscoli per l’articolazione delle gambe e delle braccia, quelli per il movimento della testa, e respiratori e tutti gli altri. Alla fine rimane un scheletro rigido come se fosse stato immerso in una colata di cemento. Solo il cervello si conserva lucidissimo insieme alle le sue finestrelle cioè gli occhi, che possono comunicare luce ed ombre, sofferenza, rammarico per gli errori fatti nella vita, gioia e riconoscenza per l’affetto e la cura di chi ti circonda”.