Michele Merlo, la famiglia: “Rimandato a casa dal pronto soccorso”. L’Ausl apre indagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2021 9:31 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2021 9:31
Michele Merlo, la famiglia: "Rimandato a casa dal pronto soccorso". L'Ausl apre indagine

Michele Merlo, la famiglia: “Rimandato a casa dal pronto soccorso”. L’Ausl apre indagine FOTO ANSA

Sulla morte di Michele Merlo, stroncato a 28 anni da una leucemia fulminante, la famiglia vuole sapere come mai il ragazzo sia stato rimandato a casa dal pronto soccorso. Tanto che ora l’Ausl di Bologna ha decisi di aprire un’indagine sanitaria per capire cosa sia successo.

La denuncia della famiglia di Michele Merlo

Il padre di Michele Merlo infatti ha raccontato: “Michele si sentiva male da giorni e mercoledì si era presentato presso il Pronto Soccorso di un altro ospedale del bolognese. Probabilmente, scambiando i sintomi descritti per una diversa, banale forma virale, lo aveva rispedito a casa. Anche durante l’intervento richiesto al Pronto Soccorso di Bologna, nella serata di giovedì, pare che lì per lì non fosse subito chiara la gravità della situazione”. Il padre di Michele Merlo aveva poi aggiunto che dal Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Vergato, suo figlio era stato mandato via senza nemmeno una pur generica lettera di dimissioni.

Aperta indagine sulla morte di Michele Merlo

L’Ausl di Bologna, “sentita anche la famiglia, sta ricostruendo la vicenda. A partire dal primo accesso del giovane all’Ospedale di Vergato, avvenuto nel pomeriggio di mercoledì 2 giugno. E dove risulta essere stato visitato dal medico di continuità assistenziale”. Inoltre è in corso “la ricostruzione puntuale del soccorso in emergenza avvenuto il giorno successivo che ha condotto all’intervento e al ricovero in rianimazione”. La direzione ha dato “mandato al risk manager aziendale di procedere ad attivare l’iter per un audit di rischio clinico”. Lo comunica l’Ausl su Michele Merlo, esprimendo “vicinanza e cordoglio alla famiglia”.

Per la Procura di Bologna invece non c’è un caso. I magistrati hanno deciso di non fare l’autopsia e non hanno intenzione di aprire un’inchiesta, sempre che i familiari del ragazzo non presentino formale denuncia.