Il memoriale di Michele Misseri: “Solo io ho ucciso Sarah”

Pubblicato il 17 ottobre 2011 10:12 | Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2011 15:23

Michele Misseri (Foto Lapresse)

TARANTO – Un memoriale di nove pagine per dire al giudice che Sarah l’ha uccisa lui e che Sabrina e Cosima sono “innocentissime”. Michele Misseri scrive al Gup Pompeo Carriere “Mia moglie e mia figlia sono innocentisssime. Sarah l’ho uccisa nel garage, ha battuto il collo sul compressore ed è morta. Oggi sono pronto a ripeterlo davanti ai giudici”.

“Venerdì in Tribunale – ha detto intervistato da Domenica 5- ho visto mia figlia e mia moglie cariche di odio nei miei confronti. Io non sono riuscito a parlare perché la notte ero stato male: qualcuno aveva buttato delle bottiglie e un cappio nel mio cancello come a volermi dire che mi dovevo ammazzare”. In trasmissione gli hanno mostrato le ultime dichiarazioni di Concetta, la mamma di Sarah, in cui ha espresso il suo risentimento per lui:  “Capisco la rabbia di Concetta, ma se lei vuole sentire la verità, questa è la verità, e ascoltarla è l’unica maniera per onorare la memoria di Sarah”. Qual è la verità? “Sarah è scesa nel garage dove mi trovavo io. Abbiamo cominciato a parlare, abbiamo discusso, poi Sarah mi ha toccato nelle parti deboli, io ho avuto un raptus, l’ho presa da dietro, lei è inciampata e ha battuto forte il collo sul compressore. Le ho preso subito i polsi, ho sentito che non c’era il battito e ho capito che era morta”.

E qual è la posizione di Sabrina Misseri? Lei ha raccontato che quel 26 agosto 2010 si era affacciata nel garage per chiedere al padre se avesse visto la cuginetta e di non aver visto nulla. “Non è vero, ricorda male. Io dico la verità. Me lo ha chiesto da sopra – dice Misseri – quando mia figlia era in veranda io non le ho parlato. Sabrina non è venuta giù. Lei non ha visto nulla”.

Sabrina in una brevissima deposizione davanti ai giudici ha proclamato la sua innocenza e ha detto che suo padre è un vigliacco per averla tirata in ballo senza che lei avesse alcuna responsabilità.