Michele Ruffino si toglie la vita a 17 anni. Le ultime lettere: “Mi stanno portando via tutto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 marzo 2018 13:10 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2018 13:12
michele ruffino suicida

Michele Ruffino si toglie la vita a 17 anni. Le ultime lettere: “Mi stanno portando via tutto”

TORINO – Michele Ruffino, il 17enne che si è tolto la vita lanciandosi da un ponte ad Alpignano, scriveva lettere, decine di messaggi in cui raccontava di sé, delle sue angosce del suo non sentirsi mai parte di un gruppo, ma di interesse per qualcuno. I genitori ne hanno trovate alcune nel computer del suo portatile.

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Il ragazzo scriveva ai suoi idoli di Youtube. “Ehi Eren, non mi sono presentato sono un tuo piccolo grande fan, ho 17 anni. Sono un ragazzo molto timido e insicuro. Parto col dirti grazie per tutto quello che fai. Grazie ai tuoi video sorridere è diventato facile, ho imparato a fidarmi di te anche non conoscendoti di persona”. Eren diventa, in questa lettera di fine dicembre l’amico che Michele avrebbe voluto trovare ad aspettarlo alla porta di casa sua, a Rivoli. “Vorrei conoscerti di persona. Grazie a te ho ritrovato la voglia”, racconta.

Anche Michele aveva coltivato per un po’ il sogno di diventare uno youtuber. E poi ancora: “Io ho sempre dovuto combattere da quando avevo 3 mesi contro una malattia rara causata dal vaccino antipolio. Fino a otto anni fa ogni tre passi cadevo”. “Sono stato vittima di bullismo. Ho iniziato a fumare per farmi degli amici”, e poi ammette: “Un grave errore”.

In un altra lettera, l’ultima, Michele parla di sé come di “un ragazzo quasi bruno” a cui mancano le attenzioni dei coetanei. “Stanno facendo sbiadire i miei sogni. Il mio non è vivere è sopravvivere” e poi ancora “credo che tra poco mollerò”.

In quelle pagine ci sono i tagli sulle braccia per farsi notare a scuola, le prese in giro, quelli che avrebbe voluto chiamare amici che non si curavano di lui che lo chiamavano “anoressico, depresso, asociale, quello che era meglio che si ammazzasse o che non fosse mai nato”.

Michele diceva di non “aver mai conosciuto la felicità”. Per i genitori del ragazzo in quelle lettere, che hanno consegnato ai carabinieri, ci sono le prove del bullismo di cui era vittima Michele preso di mira fin dalle medie: “Una volta negli spogliatoi mi avevano sputato”.