Michele Zagaria e gli altri: la vita sotto terra dei boss

Pubblicato il 8 Dicembre 2011 19:51 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2011 20:07

L'arresto di Michele Zagaria (Lapresse)

CASAPESENNA (CASERTA) – Preso il boss Michele Zagaria, va preso l’ingegnere che ha costruito il suo bunker, ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Solo un professionista, infatti, può aver progettato quella cabina mobile a motore che scivola sul pavimento e disvela la botola e la scala lunga quattro metri che scende fino alla camera blindata hitech. Un’opera di alta tecnologia per proteggere la vita sottoterra del boss. Un destino comune ai mammasantissima che, per esercitare al meglio il loro potere, finiscono per passare la vita murati vivi.

Quando lo scorso anno fu catturato, l’altro latitante storico dei Casalesi, Antonio Iovine si nascondeva in un villino di via Cavour a Casal di Principe, con annesso bunker.

Una uscita di scena peggiore, invece, quella di Giuseppe Setola, capo della fronda stragista dei Casalesi, che aveva come nascondiglio una casa diroccata. E pochi giorni prima di essere arrestato, il 14 gennaio 2009, era scampato alla cattura trovando nascondiglio nelle fogne.

Anche Totò Riina si era costruito una scappatoia: nella villa dei misteri, dove ha passato anni con la sua famiglia, il padrino aveva occultato dietro a un pannello in legno, un cunicolo cieco, estrema risorsa in caso di perquisizione. Se il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano aveva celato la sua latitanza lunga 43 anni in un casolare isolato arredato in maniera spartana, con appena la macchina da scrivere per i suoi pizzini, le giovani leve della malavita hanno puntato sulla tecnologia come mezzo di collegamento con il mondo esterno: occultati, senza vedere la luce del sole, ma potendo contare su attrezzature hi-tech.

E’ il caso di Giuseppe Bastone, ritenuto il principale referente per il clan degli scissionisti per lo spaccio della droga, che fu catturato a 28 anni nell’agosto del 2009 in un bunker collegato con l’esterno attraverso un tunnel, così stretto da poter essere attraversato solo distesi su uno skateboard. Duecento metri che conducevano ad un’arteria stradale a scorrimento veloce. Nel suo buco di tre metri per tre, pochi mobili, un frigo, una tv con il quale guardava Il Padrino e Gomorra.

I boss amano leggere di sé (pure Zagaria teneva sul comodino Gomorra) e vedersi ritratti negli schermi. Anche Raffaele Diana, ”Rafilotto”, boss dei Casalesi arrestato il 3 maggio 2009, nascosto in un bunker di cemento ricavato in un vano scala a Casal di Principe, aveva una copia de ”Il Padrino” ed una de ”Il Capo dei Capi”. Oltre una copia del Vangelo, un libro di Padre Pio da Pietrelcina. Come emblema ricorrente di una spiritualità mista a scaramanzia, che accomuna molti boss.

Quando il 16 ottobre 2008 fu arrestato Antonio Pelle, capo ‘ndrina della Locride, (evaso di recente dall’Ospedale di Locri), gli inquirenti lo sorpresero in un compound super-tecnologico, nel quale, per non rinunciare ai piaceri, aveva allestito anche una piccola piantagione di canapa indiana.

Così anche il boss Francesco Pesce, capo dell’omonima cosca della piana di Gioia Tauro, che ha vissuto una latitanza con tutti i confort, dallo champagne a internet, nascosto in un bunker di 40 metri quadrati realizzato in un’azienda di autodemolizione a Rosarno. La struttura, provvista di aria condizionata ed alla quale si accedeva attraverso una botola azionata da un telecomando, era composta da cucina, bagno e camera da letto. Per stanarlo i carabinieri si sono presentati nell’azienda con un ruspa ed hanno iniziato a cercare il bunker dove Pesce si nascondeva.

Un personaggio che ricorda il boss napoletano Carmine Giuliano, ‘o lione, che nel 1999 fu trovato nascosto in un loculo chiuso da una mattonella di 30 per 30 del pavimento della stanza dei suoi bambini. Un congegno elettronico consentiva l’apertura del nascondiglio che poteva ospitare un uomo in piedi. Fu una fine impietosa per il rampollo dei Giuliano, il più famoso dei fratelli del capostirpe don Loigino, ricordato per la sua amicizia con Maradona e per quella foto immerso in una vasca a forma di conchiglia.