Michele Zagaria, arrestate sorella e cognate. “Stipendio” da 2.500 euro senza far nulla

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 dicembre 2017 14:45 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2017 18:00
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Michele Zagaria, arrestate sorella e cognate. “Stipendio” da 2.500 euro senza far nulla (Foto Ansa)

NAPOLI – Colpo al clan dei Casalesi. Arrestate Beatrice Zagaria, sorella di Michele, e le cognate Francesca Linetti, moglie di Pasquale Zagaria, Tiziana Piccolo, coniugata con Carmine Zagaria, e Patrizia Martino, moglie di Antonio Zagaria. Le quattro sono accusate di ricettazione con l’aggravante mafiosa. Per la Dda di Napoli le tre cognate avrebbero percepito negli anni uno stipendio mensile di 2.500 euro, mentre Beatrice, che risponde anche di associazione camorristica, è accusata di aver retto le fila del clan almeno fino al febbraio di quest’anno, raccogliendo i soldi con cui pagare gli stipendi alle cognate e ad altri affiliati e farli arrivare ai fratelli detenuti.

Gli inquirenti hanno calcolato che tra il 2011, ovvero dal giorno in cui Michele Zagaria fu stanato dopo 16 anni di latitanza (7 dicembre), e il febbraio 2017, i quattro fratelli Zagaria hanno ricevuto in carcere 135mila euro dai familiari. 

Eppure, nonostante i soldi percepiti, le quattro si lamentavano. In un colloquio intercettato nel maggio 2015 in carcere con il marito Carmine, la Piccoalo se la prende con la cognata Gesualda. “I bambini a Pasqua non si dovevano vestire?” chiede al marito riferendosi al fatto che Gesualda non aveva provveduto a comprare gli abiti. “Qua ognuno pensa ai fatti suoi” dice la Piccolo.

Anche Patrizia Martino, convivente di Antonio Zagaria, in un colloquio dell’agosto 2015 dice: “Io ho 52 anni e mi sono scocciata di chiedere l’elemosina; siamo al 26 e io devo ancora pagare il fitto al Tribunale”. Sempre nei colloqui intercettati, si sente il boss Zagaria dire alle donne: “Se mi pento andate a lavare le scale”.

Nel colloquio avvenuto al carcere di Opera, il boss rimprovera con durezza la cognata Tiziana Piccolo, che a suo dire avrebbe affermato di ‘aver dato alla famiglia vent’anni della sua vita’. “Non li hai dati mica a noi – dice il capoclan – sei stata insieme con noi, hai vissuto insieme con noi vent’anni. Nella mia coscienza – prosegue Zagaria – mi sono pentito, però mi potevo pentire pure in altro modo. Se mi pento in un’altra maniera tu fra sei mesi vai a lavare le scale”.

Poi rivolgendosi anche alle sorelle Gesualda e Beatrice, amplia la minaccia: “Allora, tu, tu e tu, andate a lavare le scale; può essere pure che tu ci vai perché non abbiamo cosa mangiare, non abbiamo che fare, e siamo d’accordo, però se io faccio il pentito, lo dico bello e chiaro, è per colpa mia che faccio il pentito, e tu devi andare a lavare le scalinate. Io prendo e mi impicco vicino al cancello”.

Nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari osserva che le somme percepite nel tempo da Beatrice e dalle cognate “hanno consentito loro di continuare a vivere una vita agiata, senza dover lavorare. E’ evidente come proprio tali condotte reiterate nel tempo dimostrano come la incensuratezza di alcune delle indagate è mero dato formale, non certo significativo di una personalità rispettosa delle legge”.