Morta di tumore, era sulla sedia a rotelle: ma per l’Inps poteva lavorare

Pubblicato il 8 Novembre 2012 14:52 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2012 14:53
Michelina Bruschetta

ROMA – Secondo l’Inps, che l’aveva visitata a marzo, Michelina Bruschetta era sì malata di tumore, ma in grado camminare e lavorare. Quindi non aveva diritto alla pensione. Peccato che 3 mesi dopo la donna sia morta proprio a causa di quel tumore, dopo mesi di chemioterapia costretta sulla sedia a rotelle.

E’ la storia che racconta Il Gazzettino. L’esito della visita fatta dall’Inps a marzo è arrivato solo mercoledì 7 novembre. Ovvero 5 mesi dopo la morte della donna, di professione parrucchiera. Ecco la vicenda riassunta dal Gazzettino:

Nata a Castelfranco, residente a Silea ma conosciutissima a Treviso dove per 34 anni, assieme alla sorella Ivana, ha gestito un salone da parrucchiera. Tre anni fa le viene diagnosticato il tumore: mesotelioma pleurico. Una forma particolare, legata alle polveri d’amianto presenti, un tempo, in molti prodotti utilizzati dalle parrucchiere. Michelina è costretta a lasciare il suo lavoro. Un anno e mezzo fa anche Ivana si ritira, vende l’attività e si dedica alla sorella. Inizia il calvario tra dottori, ospedali e mille carte da firmare. L’avvocato trevigiano Sossio Vitale riesce a far ottenere a Michelina le agevolazioni previste dall’Inail per chi è colpito da malattie professionali. Poi le due sorelle si rivolgono all’Inps per l’accompagnatoria prevista per gli invalidi al 100 per cento.

«Abbiamo sempre pagato tutto, osservato tutte le leggi. Sinceramente mi sento presa in giro», dice Ivana che ieri mattina ha ricevuto dall’Inps la risposta alla domanda fatta a marzo. Ovviamente la pensione d’invalidità non serve più a nessuno. Non è questo a ferire ma le motivazioni con cui i medici hanno bocciato la richiesta: «La commissione medica superiore riconosce l’interessato non invalido». Spiegando che la patologia non è “invalidante” e che la capacità lavorativa “non è ridotta”. In poche parole: Michelina, attaccata dal tumore e debilitata dalla chemioterapia, costretta a muoversi in sedia a rotelle per non stancarsi troppo, per l’Inps poteva lavorare e camminare.