Migranti. Angelo Milazzo, il poliziotto che identifica le vittime dei naufragi grazie a Facebook

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Ottobre 2016 15:41 | Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2016 15:41
Migranti. Angelo Milazzo, il poliziotto che identifica le vittime dei naufragi grazie a Facebook

Migranti. Angelo Milazzo, il poliziotto che identifica le vittime dei naufragi grazie a Facebook

SIRACUSA – Alla Procura di Siracusa c‘è un poliziotto che lavora per identificare le vittime dei naufragi nel Mar Mediterraneo grazie a Facebook. Si chiama Angelo Milazzo ed è in forze al gruppo creato per il contrasto dell’immigrazione clandestina.

Dopo il naufragio del 24 agosto del 2014, quando ventiquattro corpi vennero recuperati e non si sapeva di chi fossero, ha deciso di mettersi al lavoro per utilizzare le conoscenze che aveva dei gruppi di migranti su Facebook per dare un nome a quei morti.

Come ha fatto lo ha raccontato lui stesso al Redattore Sociale:

“Avevo visto online diverse pagine Facebook di famiglie di siriani che stavano cercando le persone disperse in mare. Spesso pubblicavano liste con i nomi e le foto, ha spiegato Milazzo durante la conferenza di presentazione del progetto Mediterranean missing. Così ho pensato che contattarli poteva essere un buon modo per riuscire a capire se conoscessero qualcuna delle vittime. Ho chiesto ai miei superiori se mi autorizzavano l’apertura di una pagina Facebook, dopo il sì ho iniziato a lavorare e a stabilire i primi contatti”.

Milazzo ha lavorato chiedendo dati precisi e foto ai presunti familiari per fare il confronto. Alla fine in procura si sono trovati con moltissime schede dettagliate sui dispersi. E grazie all’aiuto di un interprete 21 dei 24 naufraghi sono stati identificati e hanno potuto essere sepolti con un nome. Sono rimasti solo i corpi di tre persone, due siriani e una donna eritrea.

In seguito l’esperienza maturata ha portato all’identificazione di alte vittime di altri naufragi. E il metodo di lavoro usato da Milazzo è stato studiato dal gruppo di lavoro dell’Università di York che sta portando avanti il progetto Mediterranean Missing, ed è stato valutato come best practice al pari delle altre azioni compiute dall’Italia negli ultimi anni per ridare identità ai morti del Mediterraneo.