Migranti, cadavere nell’orrido del Frejus: ragazzo di colore al momento senza nome

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 maggio 2018 21:43 | Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2018 21:43
Migranti, cadavere nell'orrido del Frejus: ragazzo di colore al momento senza nome

Migranti, cadavere nell’orrido del Frejus: ragazzo di colore al momento senza nome (Foto Ansa)

TORINO  –  Le montagne dell’alta Val di Susa, le stesse in cui si sta correndo in questi giorni il Giro d’Italia, hanno fatto scoprire un altro cadavere, probabilmente di migrante, emerso dalla neve che si è sciolta. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Il cadavere sulle Alpi è stato trovato venerdì mattina, sul sentiero montano dell’orrido del Frejus, a circa cinque chilometri dal confine francese. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione, non sarà facile identificarlo. Si tratta di un ragazzo di colore che al momento è ancora senza nome. La prima vittima trovata in territorio italiano, dopo le due, una donna e un uomo, scoperte nei giorni scorsi poco oltre il confine.

La vittima nell’orrido del Frejus addosso non aveva documenti e dalla zona non sono pervenute denunce di scomparsa. Particolari che fanno quindi ipotizzare si tratti di un migrante, anche se sarà l’inchiesta a far luce sul ritrovamento.

“Oggi c’è il Giro d’Italia e i riflettori di tutto il mondo sono puntati su Bardonecchia. E proprio oggi, a Bardonecchia, si scopre che qualcuno, diretto in Francia, non è riuscito né a passare né a tornare indietro. E’ rimasto sotto la neve”, commenta il presidente dell’ong Rainbow4Africa, Paolo Narcisi. “In questi mesi abbiamo aiutato moltissimi migranti, ma sicuramente non siamo riusciti ad aiutarli tutti”.

A inizio maggio, annegata nel fiume Durance, non lontano da Briancon, era stata trovata Matthew Blessing, nigeriana di 31 anni. Era stata una sorella a riconoscerla. Poi, il 18 maggio, un secondo corpo era stato notato da alcuni escursionisti nei boschi di Monginevro, a monte del borgo di Alberts.

Sono centinaia i migranti che in questi mesi hanno cercato di attraversare la frontiera e raggiungere la Francia. Uomini, donne e bambini di cui si sono perse le tracce. Si teme quindi che si trovino altre vittime, tra i boschi e i corsi d’acqua al confine italo-francese. “I timori dell’inverno si rivelano tragiche certezze”, commentano alcuni attivisti di Briser les Frontieres, la rete di solidarietà dalla parte dei migranti. “La neve si scioglie e porta alla luce quello che tutti e tutte sapevamo sarebbe potuto accadere. Nel giro di poche settimane c’è stata la morte di Blessing, poi Mamadou, crollato sfinito dopo tre giorni abbandonato sulla montagna e braccato dalla polizia. Morti ammazzati dalle vostre politiche xenefobe e razziste, dalla militarizzazione e blindatura dei confini”.

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