Migranti, indagato il capo missione della Mare Jonio Luca Casarini

di Daniela Lauria
Pubblicato il 22 marzo 2019 22:20 | Ultimo aggiornamento: 23 marzo 2019 13:47
Migranti, indagato il capo missione della Mare Jonio Luca Casarini

Migranti, indagato il capo missione della Mare Jonio Luca Casarini

ROMA – Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto dell’ordine di arrestare l’imbarcazione da parte di una nave da guerra. Sono i due reati contestati a Luca Casarini, capo missione della nave Ong Mare Jonio, quella “dei centri sociali” per dirla con Matteo Salvini. Casarini, storico leader dei no global italiani e dei Disobbedienti del G8 a Genova, è stato iscritto dalla Procura di Agrigento al registro degli indagati in concorso con il comandante della nave Pietro Marrone. 

La vicenda è quella della nave avvicinatasi alla costa di Lampedusa, dove poi sono stati fatti sbarcare i migranti che aveva soccorso, nonostante l’alt della Guardia di Finanza. “Sono tranquillo, non ho violato alcuna legge”, dice lui dopo che oggi è stato ascoltato per oltre sette ore, ma solo in qualità di testimone, presso la brigata della Guardia di Finanza di Lampedusa.

Durante la deposizione-fiume – davanti al procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e al pubblico ministero Cecilia Baravelli – Casarini ha però reso dichiarazioni indizianti per sé stesso e, come prevede il codice, l’esame è stato interrotto. Il capo missione di Mediterranea è stato già convocato per la prossima settimana in procura, ad Agrigento, dove verrà ascoltato in qualità di indagato, alla presenza dei suoi avvocati. E sempre come prevede il codice avrà possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere.

“Io non ho violato alcuna legge e ho rispettato tutte le convenzioni internazionali. C’è qualcuno che invece sta violando le leggi sulla base di un mandato a tempo”, dice Casarini. “Vediamo se è più criminale chi salva vite e le porta in un porto sicuro o chi le respinge e le costringe ad andare nei campi di concentramento in Libia o a morire in mare”.

Questa indagine, dice ancora il capo missione della Mare Jonio, “è una grande occasione per poter finalmente affrontare in una sede giudiziaria, senza ideologie e senza propaganda, il grande tema del salvataggio delle vite in mare che è superiore di fronte a qualsiasi decreto. Produrremo qualsiasi elemento utile a far chiarezza, perché la Libia non ha una zona Sar e perché la Libia non è un porto sicuro. E’ un paese – conclude Casarini – dove migliaia di persone sono detenute nei campi di concentramento e sottoposte a torture”. (fonte: Ansa)