Migranti, nave italiana Mare Jonio soccorre 50 naufraghi e si ferma davanti a Lampedusa. Ma Salvini chiude il porto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Marzo 2019 18:52 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2019 8:45
Migranti, nave Mare Jonio soccorre 50 naufraghi nel Mediterraneo

Migranti, nave Mare Jonio soccorre 50 naufraghi nel Mediterraneo (Foto archivio Ansa)

ROMA – La nave umanitaria italiana Mare Jonio torna in mare e soccorre 50 migranti nel Mediterraneo. “La Mare Jonio ha incrociato un gommone in avaria che stava affondando con una cinquantina di persone”. Ne dà notizia in un tweet la ong italiana Mediterranea saving humans. Ma il Viminale già annuncia: “Chiuderemo acque territoriali”. E infatti la nave è ferma davanti a Lampedusa. L’imbarcazione, che non ha l’autorizzazione allo sbarco, è circondata da tre motovedette, due della Guardia di Finanza e una della Guardia Costiera. Da parte sua il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, ha detto che “il porto è aperto”.

“Stiamo facendo rotta verso nord per evitare il maltempo, ci dirigiamo verso l’Italia dove chiederemo il porto sicuro per sbarcare queste persone scappate dai campi di concentramento libici”, ha fatto sapere all’Ansa, Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Human a bordo della nave Mare Ionio. “Non c’è stata alcuna tensione con la motovedetta libica, sono arrivati quando il nostro soccorso era già in corso”, aggiunge Casarini.

Contemporaneamente però il Ministero dell’Interno fa sapere che è in arrivo una direttiva per “stoppare definitivamente le azioni illegali delle ong”. Il documento ribadirà le procedure da seguire dopo salvataggi in mare. La priorità, rileva il Viminale, “rimane la tutela delle vite, ma subito dopo è necessario agire sotto il coordinamento dell’autorità nazionale territorialmente competente, secondo le regole internazionali della ricerca e del soccorso in mare”. Qualsiasi comportamento difforme, “può essere letto come un’azione premeditata per trasportare in Italia immigrati clandestini e favorire il traffico di esseri umani”.

Probabile che si profili un nuovo braccio di ferro, come già avvenuto con la Sea Watch. Solo che questa volta è coinvolta una nave umanitaria italiana. L’equipaggio della Mare Jonio ha comunicato ai libici di aver preso a bordo i migranti e ha chiesto a Roma l’assegnazione di un porto sicuro. Il ministero guidato da Matteo Salvini ha risposto con l’annuncio della direttiva.

L’intervento di soccorso è avvenuto in acque libiche. Secondo quanto è stato comunicato alle autorità italiane la Guardia Costiera libica ha assunto il coordinamento del soccorso e ha inviato nella zona dove si trovava il gommone una motovedetta.

La nave umanitaria italiana, che batte bandiera italiana, ha incrociato l’imbarcazione in difficoltà ad una quarantina di miglia dalle coste libiche e ha subito informato la sala operativa della Guardia costiera di Roma e quella di Tripoli. I volontari hanno lanciato i giubbotti di salvataggio e preso a bordo i migranti, tutti dell’Africa subsahariana partiti dalla Libia. Sul luogo del soccorso è arrivata anche una motovedetta libica. Come accade da mesi l’indicazione arrivata da Roma è stata quella di attendere l’arrivo dei libici nella cui zona Sar ricade l’area del soccorso. 

Le condizioni dei migranti, ha spiegato ancora Casarini, sono in linea di massima buone. “La maggior parte di loro sono disidratati e soffrono il mare, ma da un primo esame del medico di bordo sembra che le loro condizioni non destino particolari preoccupazioni”. Quanto alle fasi del salvataggio, da bordo ribadiscono che non c’è stato alcun problema con i libici. “Quando siamo arrivati in zona – dice ancora Casarini – eravamo soli e abbiamo iniziato a soccorrere le persone, il gommone era in difficoltà e stava imbarcando acqua. La motovedetta libica è arrivata quando le operazioni di soccorso erano già in atto, ci hanno chiesto come mai fossimo in quella zona e abbiamo risposto loro che durante la navigazione ci siamo imbattuti nel gommone. A quel punto hanno lasciato che terminassimo il soccorso”. (Fonte Ansa).