Migranti, Salvini ancora a rischio: Sea Watch come Diciotti. Pm Roma mandano atti a Siracusa che invia a Catania

di Daniela Lauria
Pubblicato il 27 Marzo 2019 17:31 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2019 17:33
Migranti, Salvini ancora a rischio: Sea Watch come Diciotti. Pm Roma mandano atti a Siracusa che invia a Catania

Migranti, Salvini ancora a rischio: Sea Watch come Diciotti. Pm Roma mandano atti a Siracusa che invia a Catania

ROMA – Sea Watch come la Diciotti. Lo sostengono i pm di Roma secondo i quali anche per il caso della nave che ha dovuto attendere 12 giorni dinanzi al porto di Siracusa prima di avere l’ok allo sbarco, ci sarebbero elementi per contestare il reato di sequestro di persona. Per questo la procura di Roma ha inviato il fascicolo a Siracusa, che a sua volta lo invierà a Catania, competente per un eventuale deferimento al tribunale dei ministri.

“Le eventuali responsabilità di un ministro o anche delle persone, che non sono ministri, ma le cui azioni sono connesse a quelle del ministro, sono di competenza della procura di Catania”, ha detto il capo della Procura di Siracusa Fabio Scavone spiegando il rimpallo di procure.

Matteo Salvini, che appena una settimana fa è stato salvato dal Senato sul caso Diciotti, apprende la notizia con sarcasmo: “E’ in arrivo un altro processo nei confronti del cattivone Salvini? Lo scopriremo insieme solo vivendo. Di certo io non cambio idea, in Italia si arriva solo col permesso. Possono denunciare quanto vogliono, i porti italiani sono chiusi”. Poi annuncia, con formidabile tempismo, il dirottamento di un mercantile ad opera di un gruppo di migranti salvati in zona Sar libica. Resisi conto che stavano per essere riconsegnati ai libici, i profughi si sarebbero ribellati, minacciando il comandante e costringendolo ad invertire la rotta.

Il procedimento sulla Sea Watch, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, era stato avviato alla luce di un esposto presentato il primo febbraio in cui si ipotizzava il reato di omissioni di atti di ufficio. I magistrati di piazzale Clodio hanno, quindi, effettuato una serie di accertamenti delegati alla Guardia Costiera da cui risulta che la vicenda della SeaWatch, una ong tedesca, è sovrapponibile a quella della nave Diciotti e che quindi il reato più grave sarebbe quello di sequestro di persona. Ragion per cui il procedimento va trasmesso al luogo in cui sarebbe avvenuta la limitazione della libertà personale. 

Sulla nave viaggiavano 47 migranti, tra cui anche minori. Come per la Diciotti, anche nel caso della Sea Watch non ci fu alcuna comunicazione ufficiale scritta che possa stabilire la responsabilità di chi ordinò il fermo della nave che cercò riparo verso l’Italia a causa del maltempo. Fu poi il Viminale ad autorizzare l’attracco, indirizzandola però al porto di Catania.

La stessa Sea Watch fu oggetto di indagini da parte del procuratore Carmelo Zuccaro, di solito poco magnanimo con le Ong, che alla fine accertò che la nave non aveva commesso alcuna irregolarità nelle modalità del soccorso. 

(fonte: Ansa)