Milano, un anno in carcere per abuso ma la “vittima” si era inventata tutto: assolto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Ottobre 2019 17:26 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2019 17:26
Milano, un anno in carcere per abusi ma la "vittima" si era inventata tutto: assolto

Un carcere (foto ANSA)

MILANO – Un processo “come se ne possono vedere forse quattro, cinque, non di più in una carriera”, a detta di un magistrato, con un colpo di scena finale, poco prima del verdetto, degno delle vecchie serie tv con Perry Mason. Un clamoroso ribaltamento della verità, grazie ad una testimonianza inedita e al crollo sul banco dei testimoni della presunta vittima, che ha portato all’assoluzione e all’immediata scarcerazione di un 30enne che era dietro le sbarre da oltre un anno con un’accusa infamante, st*pro di gruppo.

L’uomo di origine peruviana era finito in carcere nell’inchiesta del pm Monia Di Marco e su ordinanza di custodia cautelare il 17 ottobre del 2018, accusato di violenza se**uale di gruppo (la posizione di un altro peruviano era stata stralciata perché mai trovato) nei confronti di una connazionale 40enne, che lo aveva denunciato per un’aggressione subita dieci giorni prima dell’arresto in un parco in zona Lorenteggio, a Milano.

Il peruviano è rimasto sempre detenuto nel corso delle indagini e del processo che, poi, è arrivato ad un passo dalla sentenza, fino alle conclusioni delle parti e con la Procura che ha chiesto per lui una condanna a sette anni di reclusione. I giudici, però, dato che il quadro dell’accusa emerso dal dibattimento non era affatto chiaro e anche su richiesta del difensore, l’avvocato Paolo Pappalardo, hanno deciso di convocare, dopo requisitoria e arringa, una donna mai sentita nell’indagine e che era presente quella sera al parco, molto frequentato dalla comunità peruviana. Proprio quella testimone ieri ha raccontato tutta un’altra storia, la stessa versione, tra l’altro, da sempre ribadita dall’imputato che gridava la sua innocenza, già dopo l’arresto, e pure dai testi della difesa.

Dalla nuova testimonianza in aula è arrivato, dunque, il colpo di scena: quella sera al parco non c’era stata alcuna violenza, ma solo una rissa tra la presunta vittima, l’imputato e un’altra donna per contrasti precedenti. Davanti ai giudici, poi, è stata chiamata, sempre ieri, sul banco dei testi anche la presunta vittima dell’abuso che alla fine è crollata e, dopo una serie di domande del presidente del collegio Ambrogio Moccia, ha ritrattato, negando di essere stata violentata.

Secondo la ricostruzione della difesa, che aveva prodotto anche alcune chat tra l’imputato e la donna, i due erano amici in passato e poi lui l’aveva denunciata per un’aggressione che avrebbe subito da lei e da alcuni amici della peruviana. E questa denuncia sarebbe stato il motivo della rissa, poi trasformata dalla 40enne in una denuncia per violenza se**uale e, in più, anche per rapina della sua borsa.

Dopo la ritrattazione della donna, le parti hanno preso di nuovo la parola per le repliche e la Procura (in aula non c’era il pm titolare del fascicolo) ha ribadito la richiesta di condanna per il peruviano. I giudici della quinta penale (Moccia-Messina-Papagno), invece, sulla base dei nuovi sviluppi nel dibattimento, hanno assolto l’imputato, disponendo l’immediata scarcerazione (le motivazioni tra 15 giorni). Sentenza accolta con gioia, ovviamente, dall’uomo (che potrà fare causa allo Stato per ingiusta detenzione). I giudici, comunque, ci hanno anche tenuto a dirgli che non dovrà cercare in alcun modo di farsi una ‘sua giustizia’, perché la giustizia sta nelle aule dei tribunali.

Fonte: ANSA