Gian Paolo Serino: un caso “kafkiano”, per 5 mila euro di iscrizione a una società letteraria

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 marzo 2012 14:09 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2014 20:46

Gian Paolo Serino in una foto da Facebook

MILANO – Un caso singolare di cronaca quello del critico letterario Gian Paolo Serino, arrestato, poi subito liberato, con un’accusa dalla quale lui si è sempre dichiarato estraneo: quella di tentata estorsione ai danni di una donna, F. C., alla quale avrebbe chiesto soldi per non pubblicare delle foto hard. Serino ha sempre sostenuto di essere lui la vittima della vendetta di una donna “sedotta e abbandonata”.

Di certo c’è che il 20 aprile 2012 il giudice Ilio Mannucci non lo ha ritenuto colpevole per il reato di estorsione, ma, in seguito a un patteggiamento, lo ha condannato a 5 mesi, con pena sospesa, per “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”.

Molti sono i punti poco chiari della vicenda. Serino dice di non essere mai stato arrestato e che in ogni caso in Italia non è possibile che uno sia arrestato e poi subito liberato come in America, dove c’è la cauzione.

La notizia dell’arresto è stata pubblicata dall’Agenzia Ansa e dall’Adnkronos, ripresa dal sito del quotidiano Libero, con cui peraltro Serino collabora.

Entrambe le agenzie danno brevemente notizia di quello che il quel momento sembra un “arresto in flagranza“. Cioè i carabinieri avrebbero arrestato Serino quando stava prendendo i soldi da F.C.
Leggermente diversa la versione pubblicata da Repubblica in cui si accenna alla cifra (4 mila euro) e si dice che i carabinieri avrebbero trovato la busta con i soldi a casa di Serino subito dopo che la donna aveva sporto denuncia. Serino quindi non sarebbe stato preso al momento della consegna. Tutte le fonti concordano sugli arresti domiciliari, misura alternativa che si applica a un incensurato qual era il critico letterario. Repubblica riporta anche l’esito dell’udienza di convalida dell’arresto:

Il giudice Ilio Mannucci, al termine dell’udienza per direttissima di ieri, ha convalidato il fermo ma ha rimesso in libertà Serino perché, l’accusa «al momento appare ridimensionata dalla ricostruzione dell’ indagato. Se risulterà confermata, porterà a una rivalutazione dell’ ipotesi di reato».

Il Quotidiano.net, Il Giornale e il Corriere della Sera aggiungono altri elementi.

Si legge sul Corriere:

Gian Paolo Serino, 38enne critico letterario e fondatore di Satisfiction , cooperativa di free press culturale, alle 18.30 era già a casa, agli arresti domiciliari. Incollato a Facebook. Per denunciare chi l’ ha denunciato: «Sono stato intrappolato, stupido io, ma la verità viene sempre a galla». Perché la donna in questione, 29 anni, dice lui «aspirante giornalista», era stata sua «ospite per 5 giorni». E quei cinquemila bigliettoni erano «la quota d’ ingresso nella cooperativa». Che non si tratti di estorsione ma di una sorta di stalking al contrario (una lei che assilla un lui non sarebbe una novità) è ancora tutto da dimostrare. Sulle donne, intanto, scrive: «Non è colpa mia se sono sedotte e… abbandonate»

Sul Giornale altri elementi a difesa di Serino

Il legale di Serino, però, sostiene che si trattava in realtà dei soldi per l’iscrizione della ragazza come collaboratrice alla rivista, che funziona come una cooperativa. La quota non sarebbe infatti stata versata all’inizio della collaborazione e l’uomo, per riscuoterla, sarebbe arrivato a spaventarla con la storia delle foto: “I soldi erano dovuti”, ha detto l’avvocato, “Ne doveva 5mila e ne ha consegnati 4mila. Il mio assistito non voleva affatto arricchirsi indebitamente con minaccia come contestato, ma ha solo litigato con una persona che rifiutava di versare quanto promesso”. Circa le foto, il legale assicura che “non esistevano, in quanto il mio cliente le aveva cancellate in sua presenza. Gli stessi carabinieri si sono resi conto che è una brava persona, tanto è vero che non l’hanno portato in carcere”

Leggo pubblica, a difesa di Serino, anche le mail inviate dalla presunta vittima di estorsione:

È lo scorso 12 febbraio e dal suo Iphone F. C. manda una seconda email: «Scusate se oggi sono satis-stressfull ma ho bisogno di sapere Tutto. Ad esempio: cosa rilasciate a coloro i quali finanziano SF con un assegno? Penso poi vogliano tipo una fattura per scaricare il tutto dalle tasse. Parlatemi meglio di come è inquadrata SF. Se c’è un commercialista».

Ancora più dettagliato è il quadro fornito da Affaritaliani, che pubblica le motivazioni con le quali il giudice ha rimesso in libertà Serino:

“la vicenda, come prospettata nella sua gravita’ dal capo di imputazione e dalla denuncia della vittima, e’ stata posta in discussione dalle dichiarazioni rese dall’indagato e in parte riscontrate nei documenti depositati” e che “la pretesa creditoria era corretta ed e’ stata ammessa dalla stessa parte offesa”. Il giudice ha inoltre ricordato che la presunta vittima, F.C., 29 anni, si era presa l'”impegno” di versare 5mila euro per entrare in societa’ con il critico letterario e che in seguito si e’ verificato un “degenerare dei rapporti personali” e che “la pretesa di Serino sui soldi e’ stata vissuta con modalita’ ritenute intimidatorie dalla vittima”. Resta necessario, ha concluso il giudice, approfondire la vicenda “per definire se ci sia stato un collegamento causale tra i soldi e le foto”.

Milano Today parla del rapporto fra Serino e F.C.:

Secondo la versione dei fatti fornita da Serino al giudice nel pomeriggio di venerdì 2 marzo, lui e la ragazza, F. C., 29enne originaria di Mantova, si sarebbero conosciuti su Facebook. Alla conoscenza sarebbe seguito poi un incontro e la giovane sarebbe stata ospite cinque giorni a casa del critico. In questa occasione Serino avrebbe offerto alla ragazza una collaborazione di tipo commerciale per la rivista online “Satisfiction”, a fronte di un versamento di 5mila euro da parte di lei per una sorta di garanzia di serietà, associandosi alla Onlus che gestisce la rivista. Nel frattempo la collaborazione sarebbe effettivamente incominciata: lo provano alcune email della ragazza a un certo Andrea, di “Satisfiction”, in cui la giovane si definisce “già al lavoro” e chiede ripetutamente l’attivazione di un indirizzo email col suo nome e cognome e il dominio della rivista.

Poi però i rapporti tra Serino e la ragazza sarebbero degenerati in un litigio. Serino avrebbe procurato a F. C. un contatto con l’azienda di Giorgio Armani, a cui la ragazza ha mandato una email in cui non avrebbe chiesto un appuntamento per definire la sponsorizzazione ma avrebbe trasmesso piuttosto “una sorta di curriculum personale”. Di qui appunto il litigio. La ragazza avrebbe deciso di cessare immediatamente la collaborazione e, a quel punto, Serino le avrebbe chiesto i soldi a fronte di costi già sostenuti.
Il litigio sarebbe continuato giorni e giorni via sms e via Facebook. Serino avrebbe ammesso davanti ai magistrati quella che ha definito “una cavolata”, ovvero la minaccia di diffondere due fotografie “hard” se F. C. non gli avesse dato i soldi. Così è scattata la trappola: F. C. ha contattato il critico dicendosi disponibile a fare lo scambio, poi – a consegna avvenuta – Serino le ha detto: “Guarda che le foto non ci sono”. A quel punto sono entrati in casa i carabinieri.

Una ventina di giorni dopo c’è il primo appuntamento col giudice. L’Ansa dà notizia dell’accordo fra la procura e la difesa di Serino. Scompare il reato di estorsione in cambio di un patteggiamento di 5 mesi con pena sospesa per “esercizio arbitrario delle proprie ragione”:

Scompare il reato di estorsione nell’accordo che la difesa del critico letterario Gian Paolo Serino ha raggiunto con la procura: 5 mesi di reclusione con sospensione della pena per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. A decidere sull’intesa in vista del patteggiamento sarà ora il giudice Ilio Mannucci, che ha rinviato l’udienza al 20 aprile prossimo.

Il 20 aprile il giudice Mannucci conferma il patteggiamento. Il 26 aprile Serino pubblica un articolo sul Corriere della Sera in cui spiega la sua storia:

Venerdì 20 aprile il giudice Ilio Mannucci mi ha assolto da questa infame accusa perché è stato ampiamente dimostrato che il denaro era dovuto, tra l’altro nemmeno a me ma all’associazione culturale che edita Satisfiction […] Questa ragazza si proponeva di entrare nell’associazione come socio fondatore. Chiaramente per entrare in un’associazione, come in qualsiasi società, è necessario versare una quota: nel caso di Satisfiction si tratta di 5 mila euro e chiunque può fare richiesta per entrare tra i soci. Tra questi la ragazza che mi ha denunciato […]
Per un importante quotidiano sono stato «arrestato alle 16, alle 18.30 già a casa agli arresti domiciliari incollato a Facebook». Quasi una fantacronaca. Come comprenderà anche il lettore più distratto è chiaramente impossibile essere arrestati alle 16 e rimessi in libertà dopo 2 ore (non siamo in America dove paghi la cauzione e non credo comunque sia così veloce). Non si può neanche, se si è agli arresti domiciliari, avere nessun contatto con l’esterno: men che meno scrivere su Facebook. Per un altro quotidiano, invece, ho «passato la notte in guardina» (mentre nella realtà ho dormito tranquillamente a casa mia). Il 20 Aprile il giudice ha riconosciuto che i soldi erano dovuti dalla stessa signorina che mi ha denunciato.

Sono stato condannato per il reato, molto meno grave, di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Per i tanti che, come me, non hanno familiarità con questioni legali: se un inquilino non paga l’affitto e il proprietario esasperato cambia la serratura di casa sua, questo è «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Tengo anche a sottolineare un altro aspetto della vicenda: la stessa ragazza che mi ha denunciato, poche ore dopo mi ha chiesto l’amicizia su Facebook. Un elemento che è riportato anche dal giudice Ilio Mannucci nella sentenza: «La circostanza di riattivare con Serino rapporti telematici introduce un dubbio rispetto all’affidabilità della parte offesa e un dubbio di attendibilità della deposizione della ragazza…».

Sullo stesso Corriere, tre settimane più tardi, ha replicato l’avvocato difensore di F.C.:

Egregio direttore, come avvocato mi ero costituito a difesa della parte civile nel processo contro Gianpaolo Serino autore dell’ articolo «La testimonianza» pubblicato sul Corriere di giovedì 26 aprile. Quanto riportato nell’ articolo non è del tutto vero e lede ulteriormente l’ immagine e la dignità della mia cliente. Il signor Serino non è stato assolto da alcun reato ma ha semplicemente chiesto al pm di patteggiare sul minor reato (rispetto a quello di estorsione) e il giudice incaricato ha aderito al patteggiamento condannandolo ad alcuni mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento delle spese processuali. Lo stesso Serino il giorno dopo il patteggiamento ha pubblicato, su Facebook, una sola pagina della sentenza, tralasciando, in piena violazione della privacy, di cancellare il nome della sua vittima. Non vi è stata quindi alcuna istruttoria processuale ed alcuna assoluzione del Serino, ma solo un patteggiamento richiesto dall’ imputato e, se il giudice ha accennato al presunto credito che lo stesso Serino dice di vantare, lo ha fatto solo per affermare la dubbia esistenza dell’ elemento soggettivo previsto nel reato di estorsione. In realtà, se fosse esistito un diritto di credito, il Serino lo avrebbe fatto valere in sede giudiziaria senza ricorrere alla minaccia di pubblicare foto compromettenti. Ad avvalorare questo concetto, c’ è la circostanza che parte dei 5 mila euro richiesti sono stati utilizzati per scopi personali dal Serino. Il signor Serino era stato arrestato in flagranza di reato e, dopo aver patteggiato, è stato condannato perché ha minacciato una persona, forse più fragile e debole di lui, che non gli aveva fatto alcun male e che nulla gli doveva; questi sono i fatti, tutto il resto sono fuorvianti parole ben scritte. La vicenda ora proseguirà nelle competenti sedi giudiziarie.

La parola fine sulla ridda di versioni contrastanti forse la mette Il Giornale, che il 15 maggio pubblica le motivazioni della sentenza del giudice Ilio Mannucci:

Era convinto di essere dalla parte della ragione il critico letterario Gianpaolo Serino, quando cercò – con metodi oggettivamente discutibili – di farsi consegnare cinquemila euro da una sua aspirante collaboratrice: lo scrive il giudice Ilio Mannucci nella sentenza che ha assolto Serino dall’accusa di estorsione, condannandolo solo per il reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Secondo la sentenza, la giovane donna aveva effettivamente contratto un debito con Serino, e più esattamente con Satisfiction, la cooperativa culturale di cui Serino è il fondatore e l’animatore. E la minaccia messa in atto da Serino, che prometteva di pubblicare su Internet o inviare ai suoi genitori delle fotografie della giovane in abiti adamitici, puntava unicamente a convincere Francesca C. a rispettare i propri impegni.

La vicenda aveva sollevato rumore nel mondo della critica, di cui Serino è uno delle nuove leve più in vista. I carabinieri lo avevano arrestato nel pomeriggio dell’1 marzo sulla base della denuncia della donna. Ma già al momento della convalida del fermo, la posizione del pubblicista – difeso da Davide Steccanella – si era alleggerita sensibilmente, tant’è vero che era stata ordinata la sua scarcerazione. Il 20 aprile era arrivata la sentenza che cancellava il reato di estorsione. «Appare incontestata la circostanza che, una volta divenuti conflittuali i rapporti con la C., per ottenere il versamento del denaro Serino prospettò la pubblicazione (ovvero la trasmissione ai familiari della C.) delle fotografie della donna nuda che l’imputato aveva scattato con il suo i-phone»; e il giudice fa presente come la perizia tecnica abbia dimostrato che Serino (a differenza di quanto sosteneva) in effetti conservava ancora sul suo computer alcuni scatti della fanciulla.

Ma la circostanza «non è comunque decisiva»: l’importante per il giudice è che Serino era convinto di avere diritto a quei soldi. Il fatto che «la somma che Serino chiese alla C. fu effettivamente versata il 12 febbraio (….) potè rappresentare la conferma che la pretesa avanzata era legittima». La stessa denuncia della vittima «descrive un quadro psicologico dell’imputato del tutto coerente con la sua consapevole legittimità della richiesta». Decisivi, nel convincere il giudice che non si trattasse davvero di un ricatto, sono stati due elementi: una telefonata in cui Serino, parlando con un amico, diceva «se la prende come un’estorsione basta che lo dica»; e soprattutto il singolare comportamento della vittima, che il giorno stesso in cui il critico che lei stessa aveva fatto arrestare veniva liberato, si precipitava a chiedere di nuovo la sua amicizia su Facebook.