Milano-Bologna, Alta Velocità rallentata da un gancio. Sabotaggio?

Pubblicato il 16 luglio 2012 13:32 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2012 13:38
pantografo treno

Il pantografo di un treno (foto da Wikipedia)

BOLOGNA – Rallentata la linea dell’Alta Velocità tra Milano e Bologna: un gancio è stato attaccato sui cavi dell’elettricità, danneggiando il pantografo di un Frecciarossa. Quello che gli investigatori ritengono un possibile sabotaggio, è avvenuto tra Ponte Samoggia e Anzola Emilia (cioè tra le province di Modena e Bologna).

Secondo gli inquirenti, si tratterebbe di una tecnica spesso utilizzata nell’area anarchica. L’uncino ha danneggiato il pantografo del Frecciarossa 9501 che da Milano era diretto a Bologna. I passeggeri sono stati fatti scendere nella stazione del capoluogo emiliano e trasferiti su un altro treno. L’episodio ha causato disagi tra i 10 e i 20 minuti.

I precedenti

Non è la prima volta che accadono episodi del genere sulle ferrovie italiane. Un tentativo di sabotaggio sulla linea ferroviaria Bologna-Firenze, fatto anche allora con ganci sistemati sopra i cavi dell’elettricità, fu scoperto il giorno di Ferragosto 2004 dalla Digos bolognese. L’inchiesta giudiziaria, aperta contro ignoti per attentato alla sicurezza dei trasporti con l’aggravante della finalità eversiva, fu poi archiviata.

Il 24 gennaio 2007 la Polfer trovò un gancio collegato con una corda alla linea di alimentazione della tratta ferroviaria Milano-Bologna. L’allarme fu lanciato dopo che il macchinista di un convoglio, transitando nella zona di Lavino di Mezzo (Bologna) aveva udito un forte colpo; il treno non aveva comunque riportato ne’ danni ne’ ritardi. Vicino al luogo del tentato sabotaggio del 2004 – all’uscita dalla galleria Pian di Setta di Grizzana Morandi, sul versante bolognese – fu trovato un pacco di volantini in cui si faceva riferimento ad anarco-insurrezionalisti arrestati, tra cui quelli per attentati a Roma e Viterbo.

Il 15 agosto del 2004, un macchinista che guidava un convoglio di passaggio verso le 10 del 15 agosto 2004, notò che qualcosa non andava. Gli inquirenti evidenziarono che i ganci usati per il sabotaggio non si trovavano in commercio, ma erano stati fabbricati ad hoc. Inoltre un moschettone impediva che il manufatto, tinto di nero per non farlo luccicare, cadesse accidentalmente. Nel secondo caso, invece, le indagini appurarono che il gancio era stato acquistato e non fabbricato. Si trattava di un gancio di acciaio lungo venti centimetri, collegato a una corda di nylon scoro di circa due metri e mezzo, che a sua volta (con un’anella) era collegata alla linea di alimentazione. Al passaggio del treno il gancio, che pendeva, probabilmente avrebbe dovuto agganciare la linea aerea del treno, provocando la rottura dei cavi.

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