Milano: Carmen Zizza, manager “zarina” licenziata. “Viaggi con soldi pubblici”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Gennaio 2015 12:57 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2015 12:57
Milano: Carmen Zizza, manager "zarina" licenziata. "Viaggi con soldi pubblici"

Milano: Carmen Zizza, manager “zarina” licenziata. “Viaggi con soldi pubblici”

MILANO – Alberghi, viaggi, auto a nolo per la manager Asam, la holding della Provincia di Milano. Spese per centinaia di migliaia di euro, con soldi pubblici. Con la chiusura delle Province Asam è finita sotto la Regione ed è stata acquistata da Finlombarda. Ma ora la nuova presidente Elena Di Salvia ha rivisto conti e bilanci, chiesto spiegazioni di quelle spese alla Zizza e, non ritenendole sufficienti, ha provveduto a licenziare la ex manager. La quale, a capo di un’azienda con 3 dipendenti compreso il direttore generale, nel 2013 ha fatto spese per 141mila euro. Novantaseimila solo nel periodo gennaio-settembre 2014.  Scrive il Corriere della Sera:

A Zizza vengono ricondotti oltre 50 mila euro di spese per alberghi, ristoranti, bar, viaggi (nel 2013) e 25 mila l’anno successivo. Poi ci sono le autovetture a noleggio (più di 55 mila euro in due anni), le spese di «convegnistica» (oltre 100 mila nel biennio), quelle di telefonia mobile (26 mila euro tra cellulari, chiavette internet e tablet).

Ma di cosa si occupava, a fronte di tante spese, la manager Zizza?

Da direttore generale, Zizza si era principalmente occupata della (tentata) vendita di Serravalle, azienda che gestisce le tangenziali milanesi, insieme al Comune, che è secondo socio di maggioranza. Una vicenda che aveva portato Zizza in giro per il mondo con un road show che si sarebbe poi rivelato inutile: tre bandi diversi, infatti, erano andati deserti. Colpa, come aveva più volte denunciato l’allora presidente della Provincia Guido Podestà (che aveva incontrato Zizza già assunta in Serravalle e che poi l’aveva portata in Asam favorendone l’ascesa), della «zavorra» Pedemontana: l’arteria in costruzione quasi interamente di proprietà di Serravalle, su cui pesava e pesa un debito di centinaia di milioni. Le banche, che inizialmente avrebbero dovuto partecipare al progetto, si erano tirate indietro e il governo aveva negato la defiscalizzazione garantita invece ad altre opere viarie.