Milano, cassaintegrato 26enne si uccide gettandosi dalla finestra

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2020 0:29 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 0:29
ambulanza foto ansa

Coronavirus, cassaintegrato 26enne si uccide gettandosi dalla finestra (foto Ansa)

ROMA – Ha sentito un urlo e poi un tonfo, poi si è affacciato alla finestra e ha visto un corpo steso a terra senza vita, nel cortile interno di casa. E’ la testimonianza di un vicino del 26enne senegalese che la sera di martedì 31 marzo, intorno alle 19.50 in via Pastorelli, zona Navigli a Milano, ha aperto la finestra del bagno e si è suicidato gettandosi dal quarto piano del palazzo in cui abitava.

“Quando mi sono affacciato, ho visto il ragazzo a terra che non respirava più. Purtroppo ho immediatamente capito che non c’era più niente da fare”, ha raccontato al telefono all’Ansa l’uomo che vive nel condominio di cinque piani.

Sul posto sono intervenute le volanti della Questura e il caso è sul tavolo del pm di turno di Milano Adriano Scudieri. Le ragioni di questo gesto folle, nella città sconvolta e deserta per via dell’emergenza coronavirus, sono ancora tutte da chiarire. Ma una delle ipotesi degli inquirenti, ancora da approfondire, è che il suicidio possa essere legato a questioni di natura lavorativa.

Come è stato ricostruito, il 26enne, che da circa sette anni lavorava in una hamburgeria e gastronomia, e che aveva un contratto a tempo indeterminato, era stato da poco messo in cassa integrazione.

Nella sua stessa situazione, anche i colleghi che lavorano negli altri punti vendita della catena dislocati in altre regioni italiane. Per via dell’emergenza Covid-19, tutti i negozi sono rimasti chiusi nelle ultime settimane per evitare la diffusione del contagio. Dalle prime testimonianze è emerso che poco prima di uccidersi il giovane fosse al telefono per lavoro. Inoltre quello stesso pomeriggio, è stato raccontato, il 26enne si era collegato in video conferenza per svolgere un’attività di formazione a distanza, un corso sulle procedure, dal proprio computer di casa.

“Questa vicenda ci colpisce molto – è il commento di Massimo Scibona della Cgil di Milano – visto che ci arrivano segnalazioni da persone che purtroppo non rientrano in nessun ammortizzatore sociale o aiuto economico, che non sanno cosa fare, come andare avanti, e preoccupati dalla situazione minacciano gesti eclatanti se non riceveranno assistenza adeguata dallo Stato”.