Milano, commerciante di tappeti ucciso: rapina inscenata per mascherare movente?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2013 20:17 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 20:17

carabineriMILANO – Una rapina o una messinscena per nascondere il vero movente dell’omicidio? È il punto su cui si concentrano i carabinieri di Milano che indagano sulla morte di Parviz Gorijan, iraniano di 79 anni con una lunga carriera nel commercio di tappeti. Il suo corpo è stato trovato giovedì da alcuni familiari nel negozio-ufficio che da qualche anno aveva allestito in piazza Tripoli 7, in un seminterrato al quale si accede scendendo tre gradini e aprendo una porta con una grossa serratura.

Gorijan era disteso su un tappeto al centro della stanza, con profonde ferite da arma da taglio al collo e colpi alla testa, segno di una possibile colluttazione con il suo aggressore (a meno che non fosse più di uno). L’uomo era atteso a cena a casa alla solita ora, ma alle 21 non era ancora rientrato e dopo alcune telefonate a vuoto, la moglie ha chiamato il figlio preoccupata per il silenzio. Quest’ultimo, forse per rassicurare l’anziana madre, le ha detto che sarebbe passato a prenderla con il nipote per andare all’ufficio a verificare. Alle 21.30 sono arrivati in piazza Tripoli 7, davanti all’insegna dorata con il nome del commerciante; la porta era aperta e sui gradini visibili macchie di sangue.

I carabinieri hanno lavorato tutta la notte per cercare di ricostruire da subito le ultime ore dell’iraniano, descritto da conoscenti e vicini come una persona di alto profilo umano e professionale. Per moltissimo tempo ha gestito con successo un negozio di tappeti in zona Bande Nere, poi chiuso una decina di anni fa per via della fatica dovuta all’età. Da quel momento aveva ridimensionato l’attività spostandosi nel piccolo punto vendita allestito con cura, dove accoglieva i clienti storici e più affezionati. Pare che i suoi orari non fossero fissi, ma anzi regolati in base agli appuntamenti della giornata. Un elemento che lascia ipotizzare che conoscesse il suo assassino, al quale potrebbe aver accordato un incontro registrandolo (magari) tra i documenti che aveva sulla scrivania e nei faldoni trovati dagli investigatori nella stanza. C’è un’altra possibilità: che le telecamere di sorveglianza installate all’esterno abbiano ripreso l’aggressore. Intanto, secondo indiscrezioni, gli inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Alessandra Cecchelli, avrebbero accertato che alla vittima mancavano il portafoglio e il cellulare. Dettaglio tuttavia non confermato né smentito dai carabinieri. E si ritorna alla domanda iniziale. Colpo finito male o finzione?