Milano, folla al Tribunale: c’è George Clooney testimone al processo su una falsa griffe

Pubblicato il 16 luglio 2010 13:21 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2010 15:09

George Clooney in Tribunale a Milano

E’ arrivato a mezzogiorno puntuale, accolto da qualche decina di fan, folla insolita per il Tribunale di Milano. Tutte per lui: George Clooney, atteso come testimone nell’ambito del processo che vede tre persone imputate per aver utilizzato il nome dell’attore americano per una griffe di moda.

Clooney è arrivato in aula da un ascensore secondario, assieme al suo avvocato, al pubblico ministero, Letizia Mannella e a due uomini della scorta. Giacca blu, camicia bianca e cravatta blu a piccoli pois, George è entrato nell’aula blindata a fotografi e teleoperatori. Ma fuori c’era una decina di donne dai 15 a 70 solo per lui e Clooney ha avuto il tempo per salutare e firmare qualche autografo.

Dopo un piccolo incidente col microfono (che si è rotto quasi subito) George Clooney ha testimoniato davanti ai giudici nell’ambito del processo a carico di tre persone accusate di truffa, falso e ricettazione. Avrebbero creato una linea di moda creata col suo nome a sua insaputa. Clooney si è costituito parte civile nel processo.

”Sono venuto qua perchè credo nel sistema della legge”. Così si è  espresso George Clooney davanti al giudice. ”Sono venuto qua – ha aggiunto – perchè la gente sta usando il mio nome per trarre vantaggio non nei miei confronti, ma nei confronti di altre persone”.

Nel corso della sua testimonianza George Clooney, inforcando gli occhiali a più riprese, ha dovuto guardare numerosi documenti e fotografie appartenenti agli imputati e riguardanti il falso marchio, e ha ripetuto diverse volte in inglese che erano falsi. Riguardo a una foto, Clooney (le cui parole pronunciate in inglese venivano tradotte da un interprete, ndr) ha affermato indicando l’immagine: ”C’è una foto dove fumo. Io non fumo e non ho questo orologio e non porto questi jeans a pinocchietto”.

Clooney, rispondendo alle domande del pm Letizia Mannella, ha più volte ripetuto di fronte a un’immagine mostratagli: ”That’s false (E’ falsa, ndr)”. Secondo l’accusa, infatti, i tre imputati avrebbero falsificato numerose fotografie, creando fotomontaggi, numerosi contratti e documenti per sostenere che Clooney stava pubblicizzando il loro marchio. Di fronte al contratto di licenza che gli imputati utilizzavano falsamente, secondo l’accusa, per utilizzare la sua immagine, Clooney ha detto: ”Non l’ho mai firmato. Quella firma è falsa”. La star ha guardato inoltre una serie di carte, dove, ha spiegato, le sue firme erano state falsificate e fotocopiate in serie.

Poi, guardando uno degli imputati, ha detto con ironia: ”avete fatto un buon lavoro, dovreste essere orgogliosi”. Quando l’imputato, uno dei tre accusati di aver creato la falsa griffe, si è seduto accanto al suo legale, Clooney ha detto: ”lo vedo per la prima volta, lo saluto. Piacere di conoscerla” e poi ha aggiunto ironico: ”avete fatto un buon lavoro”. Il giudice Pietro Caccialanza si è rivolto alla star, pregandola di ”astenersi da commenti, anche se è parte offesa”.

La parola è poi passata alla parte offesa. ”Capisco che il signor Clooney è un bravissimo attore, ma…”. Lo ha detto uno dei legali degli imputati rivolgendosi alla star statunitense per sostenere che l’attore stesse in qualche modo recitando una parte. ”No, lei non può fare commenti, le tolgo la parola”, è intervenuto così il giudice Pietro Caccialanza per fermare i commenti dell’avvocato.

In più occasioni, nel corso della testimonianza della star americana, si sono verificati alcuni battibecchi tra Clooney e i legali degli imputati, sempre però con garbo e senza mai andare troppo oltre. Clooney spesso di fronte alle domande delle difese si è lasciato andare a sguardi ironici.