Milano: spaccata e sfregiata la targa dedicata a Giuseppe Pinelli a 50 anni da Piazza Fontana

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Febbraio 2020 14:14 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2020 14:14
Milano: spaccata e sfregiata la targa dedicata a Giuseppe Pinelli a 50 anni da Piazza Fontana

Targa dedicata al ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli (Ansa)

ROMA – “La targa dedicata a Giuseppe Pinelli dal Comune di Milano nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario di piazza Fontana e della tragica fine di Pinelli diciottesima vittima è stata oltraggiata e spaccata. La gravissima provocazione è avvenuta in piazza Segesta”. Lo rende noto Roberto Cenati presidente provinciale ANPI Milano. “Chiediamo alle autorità – scrive Cenati – di individuare i responsabili di questo ignobile atto”.

Ad accorgersi dell’oltraggio sono stati due presidenti della sezione locale dell’associazione nazionale partigiani. La Digos sta effettuando i propri accertamenti per individuare gli autori del gesto. Intanto, in una nota, la segretaria metropolitana del PD Silvia Roggiani, ha definito “infame e indegno la sfregio alla targa: un gesto ignobile, a soli due mesi dalla sua inaugurazione, voluta dal sindaco Sala a 50 anni dalla morte del ferroviere anarchico, entrato vivo e uscito morto tre giorni dopo dalla questura di Milano, nel dicembre del 1969. Un’offesa, non solo alla famiglia, ma alla città tutta che considera quella targa il simbolo di un riconoscimento alla figura e alla memoria di Pino Pinelli, 18esima vittima della strage di Piazza Fontana. Siamo certi – ha aggiunto – che non sarà una vigliacca provocazione a cancellare la storia di un uomo a cui il nostro Sindaco, nel cinquantesimo anniversario dell’attentato, ha voluto chiedere scusa per i troppi silenzi e le menzogne di cui è stato vittima. Siamo sicuri che la targa verrà presto ripristinata e ci auguriamo che le autorità individuino il prima possibile i responsabili dello sfregio”.

Giuseppe Pinelli è l’anarchico milanese che volò dagli uffici della questura di Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969. La magistratura non accertò mai in maniera incontrovertibile quella morte (si spese l’espressione “malore attivo” per giustificare il salto nel vuoto). Morte che non restò senza conseguenze politiche perché si scatenò una crociata da parte della sinistra extraparlamentare contro il commissario Luigi Calabresi, che fu assassinato nel maggio del 1972.

Verranno condannati Leonardo Marino (reo confesso), Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Adriano Sofri. (fonte Agi)