Milano, incendio in discarica quasi spento. Ma i cittadini hanno ancora paura

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 ottobre 2018 19:12 | Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2018 19:12
Milano, incendio in discarica quasi spento. Ma i cittadini hanno ancora paura

Milano, incendio in discarica quasi spento. Ma i cittadini hanno ancora paura (Foto Ansa)

MILANO  – A Milano le finestre delle case della zona nord intorno a via Chiasserini, alla Bovisasca, ma non solo, sono ancora chiuse. Qui la sera di domenica 14 ottobre è divampato un incendio, probabilmente doloso, in una discarica di rifiuti. 

E anche se il rogo è stato finalmente spento dai vigili del fuoco la nuvola di fumo che si è sollevata dal rogo di plastica e altri materiali, con il suo odore acre che a seconda del vento ha invaso zone diverse della città, ha destato preoccupazione, anche perché la plastica, bruciando, ha creato diossina nell’aria.

L’Arpa, che fa i rilievi, ha spiegato che la concentrazione di diossina nella zona del rogo è di 6,7 picogrammi per metrocubo/teq, e quindi si conferma l’impatto medio-basso dell’incendio rispetto a eventi analoghi come quello di Bruzzano dove il livello era 270 volte sopra il normale (98 il primo giorno, poi sceso a 0,1 il quinto). E in via Chiasserini il livello più alto rispetto a quelli resi noti giovedì (in quel caso la concentrazione era di 0,5 picogrammi per metrocubo) è dovuto al fatto che con lo spegnimento la temperatura dei fumi si è abbassata e quindi ricadono prima a terra. Dipendono inoltre dal tipo di materiale che ha continuato a bruciare.

I rischi per la salute “sono bassi, se non inesistenti nel medio e lungo termine”, ha assicurato il direttore sanitario dell’Ats di Milano, Emerico Maurizio Panciroli, sentito in commissione al Consiglio comunale di Milano. Mentre l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera ha spiegato che dal monitoraggio fatto risulta che nessuno è andato ai pronto soccorso degli ospedali milanesi a causa dell’incendio.

Anche i valori di sostanze come “ossidi di zolfo, cloro, ammoniaca, acido solfidrico, elementi altamente tossici, sono stati tutti abbondantemente sotto i livelli di guardia in questi giorni – ha aggiunto Panciroli – e questo ci ha fatto pensare a non mettere in atto situazioni, anche difficili da gestire, come quelle di evacuare” le abitazioni della zona. L’Ats pensa anche a diffondere un vademecum “con azioni utili da intraprendere subito dopo e nei giorni successivi” ad episodi come questo.

L’Arpa manterrà invece “i presidi” per valutare l’andamento delle concentrazioni di diossine e Ipa, “fino a lunedì mattina – ha spiegato Franco Olivieri, direttore del Dipartimento Milano, Monza, Brianza -, valuteremo poi se sarà necessario proseguire”. Adesso che il capannone non esiste più (è stato demolito “per riuscire a spostare i rifiuti e accelerare lo spegnimento” ha sottolineato l’assessore all’Ambiente Marco Granelli) si cercano le cause delle fiamme. Ed è per questo che personale della squadra mobile e della polizia scientifica oggi hanno effettuato il primo sopralluogo nel sito della Ipb Italia andato in fumo.